Cambiare vita a 30 anni: la storia di questa ragazza dimostra che tutto è possibile

©Sara Johansson

È normale crescere pensando di dover seguire un’unica strada nella vita. Tutti, dai genitori alle istituzioni ai media, ci portano a pensare che sia così: devi scegliere un percorso e uno solo. Cambiare vita è semplicemente follia, una volta che hai scelto una strada.

D’altronde fin da piccoli ci mettono pressione con domande come “cosa vuoi fare da grande?” e da adulti finiamo per farci definire dal nostro lavoro, quando invece dovrebbe essere ciò che ci rende felici a dire chi siamo.

Nel mio libro “Le coordinate della felicità” chiamo questa fastidiosa tendenza a credere che nella vita esista un’unica direzione, la Grande Legge dell’Uno: scegli un lavoro, una casa, un partner e una città per il resto della tua vita.

E scegli in fretta, perché a nessuno piacciono gli indecisi o gli emarginati che vogliono essere più cose: la gente ha fretta ha di attaccarti un’etichetta, perché teme chi non si fa definire immediatamente.

Tutti noi siamo cresciuti con le stesse idee di successo: buoni voti a scuola, niente grilli per la testa, il diploma, l’università, un buon partner, un buon lavoro a tempo indeterminato, una casa con il mutuo, i soldi in banca, un’automobile a rate, un piano di investimento per i nostri risparmi, la pensione e la lunga attesa dei titoli di coda. Ognuno di noi, fin da bambino, viene educato ad inseguire questa vita, sicura, accettata dalla società e che è stata testata da miliardi di persone. Funziona, o meglio deve funzionare. L’altra grande convinzione che ci mettono in testa è che sia sbagliato allontanarsi dalla sicurezza della massa. Se tutti fanno qualcosa, allora quella diventa automaticamente giusta. Chi prova ad andare in direzioni diverse è senza dubbio un folle, un poco di buono, un idiota o un criminale. Qualcuno da screditare a priori. Così cresciamo con la convinzione che nella vita non ci sia spazio per la fantasia e nemmeno per essere se stessi. Perché se siamo troppo noi stessi c’è il rischio di apparire diversi, ribelli. Ci vogliono tutti uguali: individui fatti con lo stampino, con lo stesso taglio di capelli, gli stessi vestiti, lo stesso modo di vivere, le stesse passioni. Quelli che si svegliano ogni mattina alla stessa ora per andare sempre nello stesso posto e restarci per le solite otto ore per poi tornare a casa, drogarsi di televisione, cenare in silenzio e godersi un po’ di meritato riposo. Quelli con le passioni universalmente accettate: il calcio per i maschietti, il gossip per le femminucce. Anno dopo anno dopo anno a ripetere schemi consolidati, gli stessi adottati da tutti gli altri. Ci portano a credere che la realizzazione personale sia una vita priva di identità, dove la personalità non deve mai prendere il sopravvento sul conformismo. Prima la forma, poi il contenuto.

È la Grande Legge dell’Uno.


Tratto da “Le coordinate della felicità

“Sara la parrucchiera”

Sara Johansson è una ragazza svedese che fin dall’adolescenza era definita da un unico aspetto: la sua bellezza. Così tutti le dicevano che doveva svolgere una professione legata in qualche modo alle apparenze; lei è cascata in  pieno nella trappola della Grande Legge dell’Uno ed è diventata una parrucchiera.

Non ci sarebbe assolutamente nulla di male, se non fosse che non aveva alcuna passione per quel lavoro. Non lo aveva mai realmente scelto, né lo amava. Lo aveva accettato passivamente, perché tutti le dicevano che era la cosa giusta per lei. Così, Sara era presto diventata “Sara la parrucchiera“.

Come milioni di persone in tutto il mondo, anche Sara si era ormai rassegnata a condurre un’esistenza che non sarebbe mai stata pienamente soddisfacente. Aveva un lavoro che non la soddisfaceva ma pensava che in fondo fosse normale odiare il proprio lavoro. È una visione terribilmente diffusa: non è un lavoro se non lo detesti.

Il sogno impossibile di diventare pilota

Eppure ogni tanto Sara si fermava a pensare. Avrebbe davvero fatto quella vita per sempre? E come si sarebbe sentita dopo trent’anni a fare qualcosa che non la rendeva felice? Da giovane, in quella fase adolescenziale dove tutto ci sembra possibile, aveva un sogno decisamente lontano da quella che sarebbe diventata la sua realtà.

“Quando avevo 16 anni avevo una paura paralizzante di volare“, ha raccontato. “Ogni volta che mettevo piede su un aereo andavo nel panico. Poi ebbi l’opportunità di sedermi in cabina di pilotaggio e osservare un pilota all’opera. Rimasi sconvolta da quell’esperienza straordinaria e da quel lavoro così affascinante”.

L’idea di diventare una pilota era però di difficile realizzazione: secondo tutti coloro che aveva intorno, una ragazza come lei doveva fare altro. Tutti erano sicuri che non fosse quella la sua strada. Sara decise quindi di considerare la prospettiva di cambiare vita come una follia adolescenziale e andò avanti senza porsi tante domande.

“Gli anni passarono e ormai mi ero iscritta a una scuola per diventare parrucchiera. Dimenticai di quell’idea di diventare pilota e dopo la scuola aprii un’attività da parrucchiera. La mia vita si sviluppò in quella direzione”, racconta Sara.

Cambiare vita a 30 anni

La vita va avanti, si cerca di soffocare le domande scomode che ogni tanto spuntano fuori e si prova a seguire la sicurezza della massa. Poi, un giorno, qualcosa si rompe. È successo anche a Sara, che si rese conto non solo di aver scelto un percorso professionale sbagliato, ma anche di essere profondamente infelice.

La sua vera natura era un’altra. Non aveva a che fare con prodotti di bellezza e tagli di capelli, Sara desiderava l’avventura e quel desiderio represso così a lungo esplose improvvisamente sotto forma di un ricordo: quello di quando, da adolescente, osservò un pilota in azione e disse a se stessa di voler svolgere quella stessa professione.

“Alla fine di un lungo processo compresi che la mia vera natura era diventare un pilota di aerei“, dice oggi. “Non dissi nulla a nessuno perché nessuno avrebbe capito. Cercai invece su Google come si diventasse una pilota e trovai una scuola di aviazione poco lontana da casa”.

Dopo un volo di osservazione, Sara decise di fare il salto più grande: chiudere il negozio e iniziare il lunghissimo percorso per diventare pilota commerciale. Cambiare vita, completamente, a quasi trent’anni, utilizzando tutti i suoi risparmi per finanziare quel sogno apparentemente assurdo.

“Sono stata sottoposta a forti pressioni per ripensarci e tornare sui miei passi”, ricorda. “E anche nell’accademia ho ricevuto un trattamento molto duro da parte di colleghi e insegnanti. Un esaminatore mi disse chiaramente che voleva che io fallissi. Mi ha bocciata tante volte, ma io non ho mai mollato e alla fine sono riuscita a far atterrare un aereo nella sala di simulazione senza praticamente nulla di funzionante a bordo. A quel punto è stato costretto a promuovermi”.

©Sara Johansson

Realizzare un sogno impossibile: da parrucchiera a pilota di aerei

Contro tutto e contro tutti, Sara ha realizzato il sogno di cambiare vita e diventare pilota. E lo ha fatto alla soglia dei trent’anni, dopo quasi dieci anni passati a lavorare come parrucchiera nel suo negozio. Così si è davvero realizzata e ha trovato la sua felicità: da due anni e mezzo è ufficialmente una pilota, prima di aerei privati e oggi di aerei di linea.

Uno di quei traguardi di vita così importanti da difenderli con orgoglio e forza in ogni occasione:

“Ho lavorato durissimo per farcela e sono stata più professionale che potevo. Non permetto a nessuno di giudicarmi. So di essere un buon pilota e voglio imparare da tutti i capitani più esperti di me. Il mio sesso o il mio aspetto non hanno alcuna importanza in cabina di pilotaggio. I piloti sono persone, senza distinzioni“.

Ad analizzarla nel complesso, la sua storia è incredibile: fino a 16 aveva una paura totale di volare, poi è diventata una parrucchiera e poi ha mollato tutto per diventare una pilota. Oggi guida giganti nei cieli di tutto il mondo e ha la possibilità di viaggiare continuamente: parte da Stoccolma e atterra a Los Angeles, dove passa qualche giorno libero prima di tornare in Europa, per poi ripartire verso l’Asia.

Come è successo anche a me, il mondo è diventato la sua casa, una prospettiva a cui non avrebbe mai creduto qualche anno fa, quando era una parrucchiera senza alcun amore per quella professione che sognava di cambiare vita.

©Sara Johansson

Cambiare vita è possibile ma non esistono scorciatoie

Una storia che dimostra che nella vita tutto è possibile, ma soprattutto che non bisogna mai cadere nella trappola della Grande Legge dell’Uno: non è detto che tu debba essere una sola cosa per il resto dei tuoi giorni. Qualunque sia il tuo sogno, non chiuderlo per sempre nel cassetto. Ribellati e fai di tutto per realizzarlo: come scrivo nel mio libro, è meglio fallire piuttosto di vivere di rimpianti.

E il consiglio di Sara è proprio quello di crederci sempre, anche quando i tuoi sogni sembrano irrealizzabili.

“Non mollate mai. Il duro lavoro paga sempre. Non esistono scorciatoie nella vita, ma se continuate a lottare per i vostri sogni aumenterete le vostre possibilità di farcela. Finché ce la farete”.

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