Alfio, l’uomo che viaggia con il suo asino: “Mi ha insegnato che la felicità è nel vivere lentamente”

Photo by Daniele Salviato

Sul finire dello scorso anno ero a Pordenone a presentare il mio libro, “Le coordinate della felicità“. Poco prima di iniziare a parlare, un ragazzo alto, tatuato e sorridente mi ha chiesto di poter avere subito una copia del libro, per poterla sfogliare durante la presentazione. L’ho ringraziato e gli ho consegnato il libro, ma lui ha detto di volere anche una dedica.

“È una dedica un po’ speciale, sai… ad Alfio e Fiocco“, mi ha detto.

“Chi è Fiocco?”

È il mio asino“.

Questo è il genere di conversazione in cui solitamente ti ritrovi quando viaggi e il perfetto sconosciuto che hai affianco si rivela essere una persona speciale, perché interessante e fuori dagli schemi. Ma in realtà è il genere di conversazione che ti ritrovi a fare solo tra viaggiatori, abituati a non dare peso alle etichette e a concentrarsi sulla sostanza.

Davvero? Il tuo asino?“, gli ho chiesto io.

È stato così che quel ragazzo con il mio libro tra le mani, mi ha raccontato una storia incredibile e bellissima: quella di un uomo che trova un amico e un insostituibile compagno di viaggio e avventure in un asino di nome Fiocco.

Alfio, un vero amante della natura

Alfio Scandurra vive in Friuli Venezia Giulia e fin da piccolo aveva un amore viscerale per la natura.

“Ho sempre avuto passione per gli animali, sin da piccolo e, nonostante abitassi in condominio, passavo tante ore delle mie giornate nei campi vicini. In cuor mio sapevo che la mia vita si sarebbe indirizzata verso la natura, lo volevo già fortemente da bambino”.

Consapevole che passare tanto tempo in mezzo alla natura lo avrebbe reso felice, Alfio ha deciso di trovare un lavoro adatto alle coordinate della sua felicità. Oggi, infatti, svolge un mestiere alternativo e affascinante: “Faccio il tree climber, ovvero lavoro sugli alberi con le funi. Ho sempre amato la natura e per questo amo questo lavoro”.

Oltre a lavorare sugli alberi, Alfio è anche un appassionato di trekking: “La cosa che mi rende felice è la vita nella natura, nei boschi, e con una vita spartana ne cerco l’essenza. Il mio lavoro, pur essendo bellissimo, comporta clienti e scadenze, che spesso ti tolgono qualcosa… correre non è sempre buona cosa“.

Gli asini, animali sensibili e intelligenti

Un amante della natura come Alfio non poteva che desiderare una vita in mezzo al verde. Ecco perché quasi dieci anni fa ha acquistato una casa in campagna, che lo ha portato a conoscere un amico speciale.

Fiocco è entrato nella mia vita per caso, quando finalmente nel 2010 riuscii a comprarmi una casa in campagna e decisi di circondarmi di animali. Amavo gli animali ma non conoscevo l’asino. Quando vidi Fiocco mi rapportai con lui giocando, e fu incredibile: mi si aprii un mondo, un mondo bellissimo“.

In quell’asino, Alfio ha trovato più di quanto potesse mai immaginarsi. Ed è curioso, perché ci sono tante persone innamorate dei cavalli o dei cani, ma non altrettanti di questi animali.

Gli asini sono animali fantastici, chi ha avuto modo di rapportarsi con loro lo potrà confermare senza problemi. Amano interagire con le persone, sono molto curiosi e pronti a seguirti da gagliardi spartani. Se trattati con amore, ricambiamo con slancio… e viceversa: avendo una memoria di ferro, ricordano ogni sgarbo subito”, mi spiega Alfio.

“Gli asini sono originari delle zone rocciose del medio Oriente e dell’Africa, sono instancabili camminatori e la loro forza, tenacia e perseveranza sono proverbiali. Sono molto ponderatori e prudenti, a volte cocciuti. Costringerli a fare qualcosa quando si impuntano è tempo perso, seguono i loro ritmi interni e non prendono ordini perché prima di muoversi vogliono capire e analizzare. Ma se li si coinvolge, si ottengono grandi cose“.

Photo by Daniele Salviato

“Dare dell’asino a qualcuno dovrebbe essere un complimento”

Ad Alfio piace pensare che gli asini non siano il simbolo della stupidità come spesso vengono indicati ma della perseveranza, della ribellione e della testardaggine.

“Mi piace molto un pensiero che ho letto da qualche parte e che sottolinea quanto “asino” sia un’espressione che si attribuisce a chi non si piega, a un comportamento che non riusciamo ad addomesticare e modificare, a chi non è “educabile”.  Allora, in una cultura che tende a massificare, appiattire e irrigimentare, dare dell’asino a qualcuno dovrebbe essere un complimento“.

Passando molto tempo con Fiocco, Alfio ha anche una sua teoria sul raglio di questi animali, da sempre considerato un suono “ignorante”. Per lui, invece, è un urlo di liberazione:

“Il suo verso è il raglio, qualcuno ride, altri commentano il suono sgraziato e altri rimangono stupiti ma io penso che tra le voci della natura è una delle espressioni più malinconiche e struggenti, un urlo irrimandabile di chi per troppo tempo ha taciuto e tacere non vuole più…e allora raglia amico mio, dico a volte a Fiocco, raglia forte e fai sentire a tutti che ci sei!

Un uomo e un asino, entrambi liberi

Alfio non ha mai addestrato Fiocco, che è un asino con un carattere molto forte. La sua è stata una scelta dettata da una motivazione ben precisa:

“Fiocco è un asino nevrile, sempre pronto a buttarsi in ogni avventura, ha un carattere forte ed è molto indipendente. Con gli altri asini a casa tende a imporsi ed è il primo a fare malanni. Per un addestratore non va bene, è troppo libero, non mantiene la “bolla” di distanza. Ma io non l’ho addestrato, è nato tutto come un gioco e tra noi si è creata una bella complicità… a me va bene che lui sia libero e che mantenga il suo essere animale, non mi interessa che sia un soldatino ma un felice compagno di cammino”.

Cosa ti insegna viaggiare con un asino

Alfio e Fiocco viaggiano insieme da ormai nove anni, esplorando in lungo e in largo varie zone d’Italia. Tra di loro si è creato un legame molto forte e oggi Alfio può dire di avere imparato molto dal suo amico a quattro zampe.

“Fiocco mi ha fatto capire che esiste un altro modo di rapportarsi con gli animali. Lui ha carattere, è profondo e introspettivo, non ti guarda dal basso verso l’alto ma alla pari, nella sua infinita pazienza. Mi sono avvicinato a lui con rispetto e nei suoi occhi profondi mi sono specchiato. Gli animali hanno una capacità percettiva e una sensibilità che noi abbiamo perso con la vita moderna“.

Imparare a vivere e viaggiare lentamente

La lezione più importante, riguarda però il viaggiare e vivere lentamente. Quello che Alfio chiama “Fiocco Slow Travel

“Fiocco mi ha fatto capire che esiste anche un altro mondo, soprattutto nei trekking. Mi ha insegnato che non serve correre e affannarsi, perché quando lo osservo brucare tranquillo nelle innumerevoli soste, comprendo che basta davvero poco per essere felici. Mi ha fatto apprezzare il rallentare, il trovare il tempo per distendermi a terra, affondare le mani nell’erba e apprezzare l’universo che c’è in un metro quadrato. Mi sono avvicinato con rispetto, il rispetto che meritano gli animali, e la gioia è entrata nel mio cuore per quello che mi ha donato. Fiocco da quando è entrato nella mia vita mi ha reso un uomo migliore“.

In Friuli Venezia Giulia, Alfio e Fiocco godono di una certa popolarità, perché un po’ tutti gli amanti della vita all’aria aperta li hanno visti almeno una volta camminare per le terre della ragione.

“Io viaggio principalmente tra le mie montagne. Ho la fortuna di vivere in una regione con una biodiversità incredibile e con paesaggi, anche se meno conosciuti, selvaggi e meravigliosi. Camminando respiro libertà e Fiocco, il mio compagno di cammino, mi guida a riscoprire l’ancestrale bellezza dell’essere nomade in un tutt’uno con la natura. Non cerco record e nemmeno di raggiungere una cima a tutti i costi, mi interessa di più il lato emozionale. Spesso nella vita la velocità ti è imposta, ci sono scadenze da rispettare, ma io ho imparato a rallentare“.

Puoi viaggiare anche senza andare dall’altra parte del mondo

Grazie a Fiocco, Alfio ha anche capito che viaggiare non ha nulla a che vedere con lunghi voli intercontinentali. La forma di viaggio più pura è alla portata di chiunque.

Viaggiare è una delle cose più belle della vita, nel mondo ci sono angoli e luoghi meravigliosi ma io penso che il viaggio sia spesso nella testa. Mi ricordo un mattino, era l’undicesimo giorno di un mio viaggio, ero in una vera e propria steppa, le graminacee ormai ingiallite ondeggiavano come fossero in mare. Era presto, il cielo era terso e c’era una luce già calda, sullo sfondo le montagne dove mi stavo dirigendo erano ben definite e nitide. In questa landa Fiocco camminava accanto a me, libero, e di tanto si fermava a brucare sotto il mio sguardo compiaciuto. Ecco… non ero in una bellissima località esotica da qualche parte del mondo ma, per una serie di sensazioni e emozioni, il mio pensiero è stato che ero nel posto più bello del mondo. Spesso non serve andare lontano, la bellezza è dappertutto”.

E poi, anche a livello meramente fisico non è davvero necessario andare lontani per immergersi nella natura.

“Amo viaggiare su percorsi inventati, è quasi un vagabondare. Adesso sto preparando un viaggio che farò a giugno, partirò da Pordenone, città capoluogo di regione, e viaggerò verso le montagne seguendo un corridoio naturale. Da una città, in poche ore di cammino, sarò in pieno ambiente selvatico, per giorni non incontrerò nessuno… a due passi da noi esiste un mondo da esplorare e da vivere“.

Camminare nella natura: una terapia

Per Alfio, camminare nella natura è una terapia. E attraverso questa pratica antica e rigenerante ha scoperto anche la bellezza del vivere lentamente, non solo in viaggio.

Camminare nella natura fa bene, immergersi nei suoi suoni, nei suoi silenzi riduce dell’800 % il cortisolo, l’ormone dello stress, attiva 500 segmenti del DNA capaci di curare e riparare il corpo. Secondo me bisognerebbe mettersi in cammino anche per un fatto introspettivo, riuscire a imparare a stare con se stessi, a lasciarsi andare abbandonando la frenesia”.

“Uno dei miei autori cult, H. D. Thoreau, autore del famoso libro ” WALDEN, LA VITA NEI BOSCHI” amava camminare e vagabondare nella natura. Interessante un tratto del suo libro dove racconta della sua disperazione nel momento esatto in cui si rendeva conto, durante le sue escursioni quotidiane, che la sua mente era altrove, occupata dai pensieri e dalle incombenze giornaliere. Ecco, dobbiamo imparare a vivere il cammino in connessione con l’ambiente circostante, percepire i suoni, osservare e sentire di essere parte della natura se non vogliamo farlo diventare una mera occupazione ginnica. Allora tutto diventa più lento, tutto avrà un sapore migliore. Questa è la mia essenza del viaggio a piedi”.

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