50.000 km in sidecar con nostro figlio: volevamo mostrargli che viaggiare è la cosa più bella del mondo

Mihai Barbu è un fotografo rumeno da sempre appassionato di viaggi avventurosi. Lui e la fidanzata Oana hanno viaggiato in lungo e in largo per tanti anni, sempre tenendosi lontani dalle vacanze esclusivamente a base di relax. No, per loro viaggiare significa esplorare, sporcarsi le mani, entrare a stretto contatto con un luogo e la sua cultura.

Non a caso, una delle loro esperienze preferite è sempre stata quella del viaggio on the road: due cuori, la motocicletta, una strada e il mondo a regalare emozioni.

Poi, un giorno, Mihai e Oana sono diventati genitori. Un momento che per tante persone significa una sola cosa: smettere di viaggiare. Con un figlio di cui prendersi cura si deve mettere la testa a posto, i viaggi diventano più costosi, il bambino potrebbe farsi male… queste sono le scuse che utilizza chi non ha voglia di mettersi in gioco.

Quando sei anni fa è nato il loro primo figlio Vladimir, Mihai e Oana hanno deciso di viaggiare ancora di più, perché volevano che il loro bambino si abituasse fin da piccolo alla bellezza del mondo. Se prima viaggiare era una questione personale, ora era diventata una forma di educazione.

Viaggiare con figli: perché no?

“Nel 2009 avevo viaggiato dalla Romania alla Mongolia in solitaria, con la mia motocicletta”, racconta Mihai.  “L’avevo chiamata Doyle e ci avevamo messo 26.000 km e quattro mesi per arrivare in Mongolia e tornare indietro. Volevo ripetere quell’esperienza con la mia fidanzata, ma poi è arrivato Vladimir“.

Rinunciare non era un’opzione per Mihai. Il fotografo rumeno si è semplicemente adattato. Invece di viaggiare in due su una motocicletta, avrebbero viaggiato in tre su un sidecar. E invece di affrontare i paesaggi aridi dell’Asia Centrale, si sarebbero avventurati nella più sicura Europa.

“Con la nascita del nostro figlio ho iniziato a pensare seriamente all’idea di comprare un sidecar. Non potevo comprarne uno usato, con un bambino al seguito dovevo acquistarne uno nuovo per evitare che desse problemi. Non avevo mai guidato un sidecar ma lo presi di getto. È un Ural che ho chiamato Zair“.

Doveva essere un viaggio di due settimane…

Dopo aver comprato il mezzo, la famiglia ha organizzato il viaggio. L’idea era di trascorrere due settimane in giro per il nord Europa. Poi, però, la bellezza del viaggio li ha rapiti e ha scombussolato tutti i loro piani.

“Inizialmente credevamo che il viaggio sarebbe durato per due settimane. Siamo partiti verso il nord Europa, dove nessuno di noi era mai stato. Abbiamo viaggiato attraverso i paesi balcanici e la Scandinavia, poi, quando siamo arrivati in Danimarca, mi sono fermato a ragionare con Oana. Perché tornare indietro se potevamo passare attraverso molti altri paesi per mostrare a Vladimir la bellezza di questo continente? È vero, ha solo quattro anni, ma potrà raccontare questa esperienza per il resto della sua vita, pensammo”.

41 paesi visitati in quattro mesi

Così, la famiglia rumena ha continuato a viaggiare. Doveva essere un giro di due settimane e invece è durato quattro mesi. Un’avventura pazzesca che li ha visti entrare in 41 nazioni differenti. Paesi molto diversi tra di loro, perché hanno esplorato l’Austria, la Finlandia, l’Estonia, le isole Lofoten in Norvegia, ma anche l’Inghilterra, l’Irlanda e la Scozia e gran parte dell’Europa meridionale, come la Francia, il Portogallo, la Spagna e l’Italia. Visto che c’era la possibilità, hanno anche fatto una breve escursione in Marocco per visitare Marrakech.

“Non mi piace dire che abbiamo visitato 41 paesi, perché in alcuni siamo solo transitati senza nemmeno fermarci. Però siamo stati a Londra per la prima volta prendendo un traghetto e abbiamo visitato numerose capitali europee. E a chi dice che Vladmir non si ricorderà nulla di questo viaggio, rispondo che le mie fotografie sono state scattate apposta per mostrargli che cosa abbiamo fatto io e sua madre quando lui aveva solo quattro anni”.

I bambini sono fatti per viaggiare

Dal modo in cui ne parla, Mihai mostra che tutta questa avventura nasce dall’amore incondizionato per suo figlio. Nella sua vita aveva già viaggiato ma voleva a tutti i costi rivivere quelle esperienze con il suo Vladimir. E una volta on the road ha capito che i bambini sono fatti per viaggiare.

“Viaggiare da solo è diverso, ma viaggiare con un figlio piccolo è più facile di ciò che sembra. Vladimir non è un bambino speciale, potrei scommettere tutte le mie moto che qualsiasi bambino amerebbe un’avventura del genere proprio come l’ha amata Vladimir. La cosa più bella è stato vedere come si sentisse a casa sua mentre viaggiava. Il mondo era casa sua“.

“E poi i bambini sono fantastici. Ho visto Vladimir giocare con i suoi coetanei nei campeggi senza nemmeno saper parlare la stessa lingua. I bambini hanno questo dono, possono giocare per ore con altri bambini senza che la lingua sia una barriera. Quelli sono stati i momenti nei quali ho pensato che ne fosse valsa la pena di fare quel viaggio. In quei momenti, osservando Vladimir giocare con gli altri bambini, mi sono detto che avevamo fatto la cosa giusta“.

“Viaggiare è la cosa più bella del mondo”

Mihai, Oana e il piccolo Vladimir sono tornati a casa solo dopo quattro mesi, 41 paesi percorsi e 28.000 km macinati. Due anni dopo, hanno deciso di ripartire per un viaggio ancora più avventuroso: dalla Romania alla Mongolia, andata e ritorno. Altri 26.000 km in sidecar con un bambino piccolo, per dimostrare che si può fare e le scuse sono proprio questo: semplici scuse, parole che rappresentano ostacoli puramente mentali.

Nel giro di due anni la famiglia ha percorso oltre 50.000 km tra Europa e Asia Centrale. Quando a Mihai chiedono il motivo dietro a questi viaggi, la sua risposta è tanto inaspettata quanto meravigliosa.

“Se c’è una cosa che ho imparato dai miei viaggi è che viaggiare è giusto. Voglio che Vladimir scopra il mondo per ciò che è, senza il filtro del turismo. Non so che persona diventerà da grande ma voglio che resti sempre curioso. Non cerco mai di dare un significato filosofico ai miei viaggi perché penso che viaggiare sia e debba essere una cosa normale. Purtroppo noi rumeni siamo cresciuti sotto un regime che ci ha portato a credere che viaggiare fosse sbagliato, che non dovessimo varcare i nostri confini. Beh, invece io credo sia la cosa più bella del mondo“.

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