“Perché ho scelto di viaggiare camminando”: Mattia Miraglio racconta il suo giro del mondo a piedi

Ci sono tanti modi per viaggiare, ma il più antico e affascinante rimane quello di camminare. Mattia Miraglio ha scelto proprio questo metodo per visitare il mondo… letteralmente: nel 2014 è partito da Savigliano in Piemonte per un giro del mondo a piedi. Una follia per molti, un sogno per ogni viaggiatore avventuroso. Lo abbiamo contattato prima dell’inizio della seconda parte del suo viaggio, ecco la nostra intervista.

Ciao Mattia, benvenuto su Mangia Vivi Viaggia. Raccontaci qualcosa su di te.

Sono Mattia Miraglio, sono di Savigliano, provincia di Cuneo, e ho 28 anni (29 a marzo). Quando ero in Italia ho fatto ogni genere di lavoro: elettricista, operaio metalmeccanico, agente di commercio, cameriere e lavapiatti. All’estero ho fatto l’animatore tecnico luci e suoni in un villaggio vacanza a Ibiza e giocatore professionista di poker a Londra. ll 13 settembre 2013, sul balcone di casa mia, ho deciso di fumare l’ultima sigaretta (quella del “condannato a vita”) e di partire per il giro del mondo. A piedi.

Da dove è nata questa idea?

Più che una scelta, è stata una necessità, nata dalla sensazione di essere sempre fuori posto, dall’alzarsi al mattino senza volerlo davvero, senza una motivazione o uno scopo. Dalla volontà di fare qualcosa di radicale, che mi permettesse di apprezzare la vita per quello che è davvero: un regalo.

Così il 19 Aprile 2014, alle ore 11.00 del mattino, sono partito da casa, a Savigliano, e ho iniziato il mio giro del mondo a piedi.

Perché hai scelto di muoverti esclusivamente a piedi?

Perché in un mondo che va sempre troppo veloce volevo una modalità di viaggio che fosse la più lenta possibile, per apprezzare davvero i posti in cui viaggiavo e vivevo, cogliendone sfumature e dettagli, vivendo realmente a pieno una cultura, anche grazie al fatto che percorro la mia maggior parte del mio viaggio in luoghi non turistici. Ma anche per trovare una modalità di viaggio unica e alternativa. Ho scelto una modalità di viaggio molto dura sia fisicamente che mentalmente per poter sentire di essermi meritato realmente la fortuna di poter viaggiare.

Quanti paesi hai visitato camminando e in quanto tempo? A che punto è il tuo viaggio?

Il 19 aprile 2014 sono partito dall’Italia e ho percorso circa 11.000 km a piedi fino in Nuova Zelanda, in circa 19 mesi.

Precisamente, ho calpestato a piedi i seguenti paesi: Italia (nord), Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Armenia, Iran, India, Nepal, Thailandia, Malesia, Singapore, Indonesia e Australia (da Nord a Sud,tutto il deserto dell’Outback, per 3000km).

Il mio futuro progetto di viaggio prevede di continuare il mio giro del mondo a piedi, seguendo le medesime costanti che hanno caratterizzato la precedente impresa: attraversare ogni stato e continente camminando ove sia possibile, vivendo a stretto contatto con le persone del posto, immergendomi il più possibile nella loro cultura.

Come ci si prepara fisicamente e psicologicamente per un viaggio del genere? Ci sono stati dei momenti difficili a livello emotivo?

Programmare nei particolari un viaggio simile risulta arduo per via di molti aspetti. Mi vengono in mente i visti, le condizioni climatiche, le condizioni fisiche, le situazioni politiche spesso imprevedibili, le stagioni da seguire, la situazione economica… Per la preparazione fisica, 6 mesi prima ho incominciato a correre dai 10 ai 20 km al giorno, oppure facevo lunghe camminate anche di 30 km.

Psicologicamente non si è mai realmente preparati per un viaggio del genere, ma già dalla decisione di partire avevo cominciato a concentrarmi sul mio progetto anche isolandomi per lunghi periodi. Poi ho capito, ad oggi, che come sempre la vera preparazione avviene durante il viaggio, affrontando la vita giorno per giorno.

Quello che stai facendo ricorda imprese di altri tempi. Qual è stato finora il momento più emozionante del tuo giro?

Viaggiando a piedi scopri che ogni secondo ti può regalare qualcosa di bello, ed è prezioso perché riesci a cogliere le piccole sfumature della quotidianità.

Riporto uno stralcio dal mio blog di un momento vissuto nel deserto australiano:

Ogni mattina, apro gli occhi, li strofino un poco, quando la luna fuori ancora splende, dando l’impressione che tutto viva di luce propria. Mi giro su un fianco e penso di non aver mai dormito così bene come in questo periodo. Mi sveglio prima che suoni la sveglia, ormai non serve quasi più. Mi alzo con la speranza di rivivere ancora notti così. Arrotolo il materassino, il sacco a pelo, ritiro tutto fuori dalla tenda. Metto le gambe all’esterno, l’aria è fredda ma piacevole, infilo le calze gelide e poi le scarpe, facendo attenzione che qualche serpente, ragno o scolopendra non si sia intrufolato all’interno. Esco dalla tenda, faccio pipì dove capita e intanto osservo il cielo, una meraviglia. Incomincio a smontare la tenda, che è diventato un modo perfetto per svegliarmi e attivare il cervello, ma in modo graduale, compiendo tutte le mattine sempre gli stessi movimenti. Poi mi sciacquo la faccia senza sprecare acqua, infilo il berretto e la giacca, fa sempre freddo all’alba. Tiro fuori la scatoletta di frutta e la verso nella vaschetta insieme al musli, travaso della polvere di caffè solubile nell’acqua gelida sperando che si sciolga presto, siedo sullo sgabello e incomincio a mangiare.
Davanti a me è già chiaro, tutto intorno è limpido, come se in questa mezz’ora fosse possibile vedere in modo più nitido. Il sole a est incomincia a salire e la luna ad ovest a calare all’unisono. Due giganti enormi. Si guardano faccia contro faccia, opposti e diversi ma al tempo stesso entrambi incredibilmente belli. Una volta, quando mi alzavo al mattino, facevo colazione davanti a uno schermo, ora è il mondo a essere diventato il mio schermo“.

Quali sono i luoghi che ti hanno maggiormente impressionato?

Impossibile dire quale paese mi ha colpito di più, perché ognuno è a suo modo straordinario. Posso dire quello che mi ha fatto crescere di più e mi ha cambiato: l’Outback australiano. D’altronde, percorrere 3000km di deserto in 3 mesi, in solitaria, cambierebbero chiunque!

Cosa si porta nello zaino una persona che vuole fare il giro del mondo a piedi?

Una persona che vuole fare il giro del mondo a piedi è difficile che si porti lo zaino: io cammino con il mio passeggino da jogging Chariot CX1 che è tarato a portare 45 Kg ma che in realtà ne può portare anche 100. All’interno contiene più o meno, a seconda delle esigenze del luogo: tenda 4stagioni, saccoletto 4stagioni, pentolame da campeggio ultraleggero per cucinare, 2 paia di ogni indumento (uno invernale e uno estivo), un paio di scarpe in più, un sandalo, kit di sopravvivenza e pronto soccorso, attrezzatura tecnologica (gps che segnala sempre la mia posizione sia per sicurezza che per vedere quanto cammino realmente), laptop, smartphone, pannellino solare e altri device collegati a questi.

Un giro del mondo ha dei costi non indifferenti, anche camminando. Quali sono i tuoi consigli per viaggiare low cost?

Per la prima parte del mio giro del mondo ho usato i miei risparmi. Sono abituato a spendere davvero poco in viaggio, di media circa 10/15 euro al giorno. Vivo tanto in tenda e mi faccio ospitare quando capita. Nella seconda parte, invece, avrò sponsorship e collaborazioni con aziende come The North Face e Cs Union che mi permetteranno di continuare il mio viaggio. In generale, quindi, io “mi mantengo” raccontando le mie avventure sul web.

In realtà, comunque, basta eliminare le cose superflue per viaggiare, come per esempio bere acqua e non coca cola, oppure offrirsi di lavorare in cambio di un letto in ostello. In ogni caso più uno si informa sul luogo in cui si trova e meno spende. Il trucco è non fare il turista e non comportarsi come tale.

Da questa straordinaria esperienza che stai portando avanti, cosa hai imparato? Cosa significa per te, oggi, viaggiare?

Viaggiare è uno stile di vita a cui è difficile rinunciare. Viaggiare ti insegna ad affrontare le paure e i problemi di petto, a stare senza comodità e ad uscire dall’area di comfort in cui uno vive solitamente, ad imparare a stare in mezzo alle persone e rispettare ogni cultura, imparando davvero cosa significa essere straniero in un altro paese. Il viaggio accelera il processo di maturità di una persona e secondo me tutti quanti dovrebbero fare almeno un anno in giro per il mondo. Anzi, lo inserirei proprio in un programma scolastico!

Hai detto che il viaggio ti insegna ad affrontare le paure. Molti dicono che chi molla tutto e parte lo fa per scappare dai propri problemi. Pensi che sia così? In secondo luogo, pensi che il viaggio abbia davvero il potere di risolvere i problemi delle persone?

Il mio viaggio non è fatto per scappare dai problemi, essi rimangono con me lungo tutto il percorso. Chi sceglie di viaggiare per scappare dai problemi si rende velocemente conto che non è così. Il viaggio non ha il potere di risolverli, ma permette di trasformare lo sguardo e cambiare la prospettiva attraverso cui i problemi vengono visti. Cambiano le priorità in un viaggio, cambia la conoscenza di te stesso e di quello che ti circonda, cambia il valore e l’importanza che dai alle cose: problemi che ti sembravano insormontabili a casa, si possono rivelare facili e superabili in viaggio. Ma non perché il problema si è risolto con il viaggio: semplicemente hai cambiato il modo di guardarlo.

Il viaggio di Mattia Miraglio riparte il 16 maggio. Questa è la prima metà del suo giro del mondo: