Come ho trasformato la mia passione per il cucito nella possibilità di lavorare viaggiando

A quante persone capita di trascorrere un’intera esistenza senza riuscire ad esprimere il proprio potenziale? Quanti artisti capaci di emozionare milioni di persone finiscono per restare nell’anonimato perché non hanno mai avuto il coraggio di provarci? E quanti se ne vanno da questa terra senza aver mai assaporato quella sensazione di totale felicità che provi solo quando stai facendo qualcosa che ami?

Il fatto è che la vita è una sola e ogni giornata che passiamo senza dedicarci minimamente alla nostra felicità, è una giornata sprecata. Ma soprattutto, quando si presenta la giusta occasione bisogna coglierla. Non puoi rimandare, perché potrebbe non ricapitarti più.

Ci sono tanti motivi per cui consiglio sempre di viaggiare il più possibile e uno di questi è proprio legato alle opportunità: quando viaggi ti rendi conto di quante strade possiamo percorrere, di quanto il mondo sia grande e di quanto i limiti siano spesso puramente mentali.

Lo dimostrano tutte le storie di persone che durante un viaggio hanno capito non solo che potevano cambiare vita, ma anche qual era la direzione giusta da seguire. Lo dimostra la storia di Margherita, una ragazza di Parma che si è trovata di fronte a un’opportunità folle ma bellissima e ha deciso di coglierla senza pensarci due volte.

E ora ha realizzato il sogno di molti: lavorare mentre viaggia per il mondo.

Margherita, infermiera e sognatrice

“Sono nata e cresciuta a Parma”, mi scrive Margherita da Chiang Mai, nel nord della Thailandia. “Mi sono laureata in scienze infermieristiche a Parma e poi mi sono trasferita a Brighton per iniziare la carriera da infermiera“.

Come scrivo sempre, su Mangia Vivi Viaggia non ci facciamo definire dalle etichette. Sono sicuro che essere infermiera sia più di un lavoro ma uno stile di vita, ma al centro della storia di Margherita non c’è il lavoro, bensì le passioni.

“Amo il ballo (specialmente la salsa portoricana), la moda e il cucito. Ed è proprio attraverso la passione per il cucito che ho deciso di esplorare un percorso di vita decisamente alternativo”.

Margherita mi racconta che quando si trovava a Brighton, dove si era trasferita per lavorare come infermiera, sognava una vita diversa, basata proprio sulle sue passioni.

“Facevo turni di 12 ore in chirurgia vascolare, poi tornavo a casa e mi venivano queste strane idee sul costruirmi uno stile di vita alternativo… pensavo che mi sarebbe piaciuto viaggiare in Sud America e ballare la Salsa, andare nel sud-est asiatico a imparare la meditazione e lo Yoga e poi andare in Africa a fare la volontaria, per poi tornare a “casa” a Parma”.

Un sogno proibito per molti, ma non per Margherita. Insieme a Bruno, il suo fidanzato dell’epoca, ha iniziato a ragionare seriamente su come vivere un’esistenza alternativa.

“Io avevo la passione per il cucito e tra un turno e l’altro in ospedale stavo completando i miei studi alla British Academy of Fashion Design di Londra. Non avevo mai pensato di trasformare la passione per la moda in un lavoro ma poi mi è venuta un’idea folle e affascinante”.

IG @margherita_morris

Lavorare viaggiando grazie alla passione per il cucito

Una sera, fantasticando, Margherita ha pensato che sarebbe stato bello acquistare tessuti in Africa, creare vestiti e accessori, vendere i prodotti su internet e devolvere una percentuale dei guadagni in beneficenza.

“L’idea era di lavorare con l’Ankara, un tessuto tipico della Nigeria”, mi spiega Margherita. “È un tessuto colorato che viene associato all’Africa per i suoi motivi tribali. Una delle caratteristiche dell’Ankara è che le stampe sono ugualmente intense su fronte e retro, il che lo rende il tessuto perfetto per fasce e turbanti. Lavorando con questi materiali nigeriani, avrei pagato responsabilmente i commercianti del luogo, in modo da aiutarli e non sfruttarli come fanno invece molte multinazionali”.

Quella che era solo un’idea, si è trasformata in realtà: Margherita ha acquistato l’Ankara e ha iniziato a dedicarsi a produrre fasce, turbanti e vestiti. Ma a quel punto si è chiesta: perché restare a Brighton quando potrebbe avviare questa attività mentre gira per il mondo? Così lei e Bruno sono partiti. Destinazione: sud-est asiatico.

“Ci siamo resi conto che per gestire questo business avevamo bisogno del portatile di Bruno e della mia “un po’ meno portatile” macchina da cucire. Ci sembrava troppo bello per essere vero: stavamo davvero per mollare tutto, uscire da quel monolocale che sembrava esser diventato troppo stretto per contenere i nostri sogni e partire? Quando le mie creazioni hanno iniziato a girare sui social, ci siamo detti che era possibile. Poi siamo partiti”.

IG @margherita_morris

Vivere delle proprie passioni e aiutare gli altri

Margherita e Bruno hanno iniziato a girare per il mondo lavorando in remoto: lei cuce, lui gestisce l’e-commerce. Il timore di fallire c’era ma fin dall’inizio sono arrivati segnali incoraggianti.

“Non ci abbiamo creduto davvero finché un concept store di Milano specializzato in trattamenti di bellezza e acconciature ci ha chiesto se poteva esporre le nostre fasce nel suo negozio. In quel momento tutto è diventato realtà, tutto è sembrato possibile, il sogno era davvero realizzabile. In quel momento è nato Margherita Morris: l’incontro tra Italia e Nigeria, il mix tra i tessuti africani e lo stile italiano”.

Come detto, uno degli obiettivi di Margherita era di aiutare le popolazioni che producono l’Ankara. Così, ha deciso di donare il 20% del ricavato delle vendite all’Unicef: “Ci procuriamo i tessuti di Ankara direttamente in Nigeria. Loro ci spediscono i tessuti e Londra e noi doniamo il 20% di ogni singola vendita all’Unicef“.

In realtà tutto il loro business online ha una connotazione fortemente etica: oltre alle donazioni all’Unicef, Margherita sta cercando di espandere l’attività includendo nella produzione dei capi di abbigliamento sarti e sarte da tutto il mondo.

Abbiamo un’etica ben precisa: il nostro non è solo un business che ci permette di lavorare viaggiando, ma anche un’attività per aiutare chi ha tanta creatività ma non gode delle stesse condizioni di cui godiamo noi in Occidente“, mi spiega Margherita.

“Collaboriamo ad esempio con Sai e Bom, una bellissima coppia di Chiang Mai il cui sogno è aprire una propria sartoria. Stiamo iniziando a delegare la produzione e conosciamo direttamente chi cuce i nostri capi, sappiamo che sono pagati responsabilmente e lavorano in condizioni adeguate e dignitose”.

IG @margherita_morris

Quando tutto il mondo diventa la tua casa

Durante un viaggio in Vietnam hanno trovato alcune sartorie con cui collaborare. Ma è soprattutto a Chiang Mai, nel nord della Thailandia, che Margherita ha trovato la giusta dimensione per sviluppare il suo sogno.

“Ad Hanoi ho trovato i contatti per procurarci la seta per i kimoni, mentre a Ninh Binh ho dei collaboratori che ci forniscono delle bellissime borse in paglia fatte a mano. A Chiang Mai mi sono fermata per un mese con lo scopo di avviare per bene l’attività. Avevo una routine ben precisa: sveglia presto, quando riuscivo un po’ di meditazione e/o palestra, poi mi mettevo a cucire i costumi, disegnavo i kimoni e organizzavo i primi veri photoshooting con una modella e un fotografo americani conosciuti proprio lì”.

IG @margherita_morris

“Non puoi realizzare i tuoi sogni se non ti butti”

Il progetto di Margherita è ancora molto giovane, ma sta già dando i primi frutti. Dietro c’è tanto lavoro, tanta fatica e tanta passione. Perché nessuno ha mai detto che realizzare un sogno sia facile, ma è altrettanto vero che ogni sogno è realizzabile solo se si è disposti a dedicargli tempo ed energie. Perché non ci sono scorciatoie per la felicità, ma ne vale sempre la pena.

“Da quando ho lanciato questo progetto sono stata Barcellona, Palma de Maiorca, Chiang Mai, Ho Chi Minh City, Hanoi, Ninh Binh, Da Nang, Nha Trang, Phan Thiet, Hoi An… mi sono costruita la possibilità di lavorare sul mio sogno mentre viaggiavo. E oggi che le cose stanno ingranando, ho una grande certezza: non puoi realizzare i tuoi sogni se non ti butti!”

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