Hera van Willick, la ragazza che ha pedalato dall’Olanda alla Cina

La passione per i viaggi, è come una bellissima malattia e spesso, la sindrome del wanderlust, arriva in tenera età. Magari la  si eredita dai propri genitori, magari lo si scopre da soli.

Alcuni di noi, molto semplicemente, sono nati viaggiatori. Altri lo diventano.

Alcuni amano scoprire il mondo in totale relax, per brevi periodi. Altri provano il desiderio irrefrenabile di lanciarsi in un’avventura folle ma indimenticabile.

Hera van Willick appartiene a quest’ultima categoria di viaggiatori.

Si tratta di una ciclista olandese di 32 anni, nata a Tilburg da una mamma a cui non piacevano le automobili.

Crescere sulle due ruote

Andavamo ovunque, sempre e solo in bicicletta“, racconta Hera, ricordando autunni grigi e inverni freddi passati sui pedali di una bici.

Nonostante non fosse ancora nata al tempo in cui i suoi genitori amavano viaggiare in bicicletta per tutta l’Europa, Hera aveva solo 19 anni quando capii che il seme dello slow traveller stava crescendo in lei.

Il primo viaggio in solitaria

Prese in prestito dalla mamma anche la Bridgestone per il suo primo grande viaggio in solitaria dall’Olanda alla Germania. Un viaggio che la convinse di non volersi più fermare.

Hera non poteva più accontentarsi: come ogni viaggiatore che prova sulla propria pelle quel senso di infinita libertà, voleva sfidare se stessa e affrontare un viaggio intorno al mondo.

Lo ha fatto davvero: il 5 aprile 2014 è partita alla volta della Cina, lontana 16.500 chilometri dalla sua casa a Tilburg, in Olanda.

Dall’Olanda alla Cina in bicicletta

Con tutte le incertezze che la pianificazione di un viaggio del genere può portare, Hera poneva la sua fiducia solo in due cose: il suo spirito di adattamento e la sua bicicletta.

Quella bicicletta l’avrebbe portata dalla porta di casa fino all’altra parte del globo.

Non poteva più fare a meno della sensazione che la sua bici le donava ogni volta che spingeva sul pedale, la scintilla che sentiva dentro di lei era più forte di qualsiasi paura potesse provare.

Il paesaggio mutava, passando dagli edifici delle città al deserto. Cambiavano anche i volti e le lingue delle persone. Tutto cambiava, mentre lei e la sua bicicletta procedevano spedite verso l’estremo oriente.

L’avventura di una vita

Quello di Hera è stato un viaggio all’insegna dell’essenziale, da vera pellegrina: la ragazza aveva con sé il minimo indispensabile, ed era tutto ciò di cui aveva bisogno.

Con la sua tenda ha dormito in posti impensabili: spiagge deserte, rifugi casuali trovati lungo la strada, divani offerti da sconosciuti.

Erano proprio gli incontri con gli estranei a rendere ancora più speciale il suo lungo viaggio in bici.

La maggior parte delle persone rimaneva stupita ed incredula di fronte al coraggio di una ragazza che, da sola, attraversa interi continenti.

D’altronde una viaggiatrice così non si incontra tutti i giorni, e tutti volevano prendersi cura di lei, offrirle qualcosa da mangiare ed ascoltare i suoi racconti.

Le lezioni imparate in viaggio

Da questo viaggio straordinario, Hera ha imparato a rallentare e prendersi il tempo necessario per osservare e guardarsi intorno. Ha imparato a fidarsi della gentilezza delle persone nel mondo, sempre pronte ad aiutare a dispetto del clima di terrore che i media instaurano nella mente di molti.

Attraversando 28 paesi e pedalando per 415 giorni, ha capito di essere più forte di quello che pensava.

Ha capito che quando si cade, si deve avere la forza di rialzarsi più coraggiosi di prima; ma ancora più importante, ha deciso che della sua vita vuole farne un viaggio. Un viaggio incredibile, ovviamente su due ruote.

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