Carlo Taglia: “Viaggiare senza aerei è un gesto poetico nel mondo frenetico in cui viviamo”

Ho avuto modo di ascoltare la storia di Carlo Taglia per la prima volta poco più di tre anni fa al Bunker di Torino, dove presentava il suo libro. Avevo letto di questo ragazzo che a 27 anni aveva già visitato mezzo mondo senza prendere aerei. Ero molto affascinato da questa scelta che andava assolutamente controcorrente rispetto agli standard del giorno d’oggi: mentre tutti vogliono muoversi alla velocità della luce, senza perdere tempo e senza mai fermarsi, Carlo scopriva il mondo un passo dopo l’altro. Letteralmente.

Con le sue parole semplici ma al tempo stesso molto intense, spiegava che era proprio questo che cercava: un viaggio lento per poter scoprire non solo il mondo, ma anche se stesso. Perché, come leggerete in questa intervista, “il viaggio è la medicina dell’anima, ti insegna e trasmette tanto”.

La sua straordinaria avventura lunga 528 giorni e 100.000 km è stata raccontata nel libro “Vagamondo: il giro del mondo senza aerei“. A febbraio di quest’anno è uscito “La fabbrica del viaggio: il manuale del vagamondo“, un libro adatto a chi vuole “non solo fare una vacanza ma un vero viaggio in solitaria e via terra“.

Oggi Carlo Taglia si trova in Svezia, in una piccola comunità che si è stabilità nella tranquillità dei boschi scandinavi. Ma questa è solo l’ennesima tappa del suo giro del mondo: il prossimo mese sarà in Messico, poi andrà in Africa e in Medio Oriente. Lo abbiamo contattato prima dell’ennesima partenza per parlare delle sue avventure e della sua filosofia di vita e di viaggio.

Ciao Carlo, benvenuto su Mangia Vivi Viaggia. Su queste pagine abbiamo raccontato diverse storie di persone che non riuscivano ad essere felici in una vita normale e hanno trovato nel viaggio la soluzione. Per te è andata così?

Non è andata proprio così. Ho iniziato a viaggiare a vent’anni con brevi esperienze di lavori stagionali tra Spagna, Australia e Pakistan. Poi ho provato per qualche anno a fare una vita “normale” lavorando in ufficio in Italia, ma mi sono accorto che quella vita non faceva per me e ho deciso di tornare in viaggio. Però prima ho riflettuto a lungo sul trovare delle possibilità lavorative che si possano gestire in movimento in modo da poter continuare a viaggiare senza più dovermi per forza fermare.

Così ho deciso di iniziare il giro del mondo senza aerei 5 anni fa. Però non ho tagliato completamente con la realtà torinese perché due lavori che gestivo provenivano da Torino. Quindi la mia storia non è “Mollo tutto e parto” come vogliono far passare i titoli dei principali media per fare notizia. Ho riflettuto a lungo su come crearmi la vita di viaggio che ora sto vivendo. Infatti torno spesso in Italia a condividere le mie esperienze con presentazioni dei libri. Il mio legame con l’Italia rimane forte.

Viaggiare senza aerei è più una forma di libertà o di ribellione alla società odierna, così frenetica e inarrestabile?

Viaggiare senza aerei è un gesto poetico nel mondo frenetico in cui viviamo. Invece di avere fretta di arrivare ci si gode il percorso, che è la vera sostanza del viaggio. È meno inquinante e ti permette di godere di paesaggi particolari o lenti cambiamenti culturali. Non sempre si ha il tempo di viaggiare via terra, io ho voluto crearmi una vita in cui ho tempo per fare tutto ciò che amo. Quindi ho deciso di lavorare con la mia più grande passione, il viaggio. Anche se cerco di evitarlo il più possibile capita anche a me in rare occasioni di salire su un aereo, ma con un biglietto di sola andata.

Carlo Taglia

Ti sei messo in viaggio per trovare una soluzione ai tuoi problemi, quindi anche per ritrovare te stesso. Cosa hai capito da quella prima, straordinaria avventura?

Che il viaggio è la medicina dell’anima, ti insegna e trasmette tanto. Una vera scuola di Vita in cui devi imparare a contare su te stesso. Naturalmente intendo il viaggio solitario proprio perché nella solitudine ci sono infiniti insegnamenti. Solo nella solitudine ci si può conoscere nel profondo. In viaggio è come se si accendesse una lampadina dentro di me e all’improvviso riesco a vedere tutto più chiaro. Dal mio passato al mio presente, riesco a mettere a fuoco meglio ogni situazione così da trovare più soluzioni a ciò che mi tormenta, anche grazie alla conoscenza di nuove culture. Queste mi aiutano ad avere una maggiore apertura mentale, quindi più punti di vista, oltre a trovare nuovi strumenti con cui vivere serenamente.

Al giorno d’oggi sono in molti a credere che il mondo sia un posto pericoloso e ostile. Tanti ragazzi e ragazze vedono i loro sogni di viaggio soffocati dalla negatività degli altri e alla fine restano dove sono, sviluppando rimpianti di ogni tipo. Tu il mondo lo hai visto davvero in lungo e in largo; cosa diresti a un giovane che vorrebbe partire ma ha paura di farlo?

Di farlo e non pensarci troppo. Di non giudicare il mondo attraverso i mass media che danno una visione distorta della realtà occupandosi principalmente di cronaca nera, guerre o malattie. Il mondo è ben altro, c’è tanta meraviglia in ogni cultura e ci sono tante buone persone in tutte le religioni. Dipende molto da come noi ci poniamo verso i popoli che incontriamo. Con il sorriso e il rispetto si può andare davvero lontano. Certo eviterei i paesi in guerra. Ma il mondo è immenso ed è sicuramente meno pericoloso di quello che si crede.

Carlo Taglia

In base alla tua esperienza, viaggiare serve per trovare felicità e serenità oppure è un processo che non dipende dal luogo in cui ci si trova?

In base alla mia esperienza il viaggio solitario, quindi soprattutto introspettivo, può aiutare a creare armonia dentro di noi. Lo scopo del viaggio può essere vario. Non solo lavoro introspettivo, ma anche culturale. Si viaggia per conoscere meglio il mondo in cui si vive. Per avere un’opinione propria più reale fondata sull’esperienza diretta. Si viaggia per ammirare la straordinaria bellezza che abbonda su questo pianeta che per me è il vero Paradiso. Il viaggio è la miglior scuola di Vita. Io non voglio limitarmi a studiare solo sui libri, preferisco l’esperienza diretta. Ora faccio entrambe le cose. Prima di conoscere una nuova cultura leggo qualche libro che la descrive poi mi ci tuffo dentro. Per esempio tra un mese parto per il Messico ed ora sto leggendo un libro sulla cultura Maya. Ho tanta sete di conoscenza e viaggiare mi sfama.

Passando a un aspetto più pratico, molti si chiedono come sia possibile viaggiare spendendo poco. Quali sono i tuoi consigli? Viaggiare senza aerei è un modo di risparmiare oppure è il contrario?

Viaggiare spendendo poco richiede sacrifici e adattamento. C’è chi viaggia camminando, chi in bici o chi in autostop. È possibile trovare ospitalità gratuita in viaggio casualmente o su couchsurfing. In alcuni paesi asiatici vivi con circa 10 euro al giorno tra vitto e alloggio. Ma se si vogliono concedere delle spese in più basta crearsi un lavoro da gestire in viaggio. Molti non si rendono conto che viaggiare non vuol dire non lavorare. Appena vedono uno che viaggia pensano subito: “Ma chi te li da i soldi ?” perché non riescono a concepire ancora il fatto che ci sono tanti lavori da gestire in viaggio e viaggiare non vuol dire per forza andare in giro per hotel lussuosi o viaggi organizzati.

La maggioranza degli italiani che viaggiano non è mai stata in un ostello a condividere la camera a volte anche con 16 persone. Si può benissimo viaggiare spendendo poco ma molti devono prima allargare gli orizzonti della propria mente. Giudicare meno e ascoltare di più.

Viaggiare senza aerei può essere molto economico perché ci sono varie possibilità che lo permettono ma lì dipende sempre dalle possibilità e dalla capacità di adattamento della persona. Se no può diventare ancora più caro di volare in aereo.

Tra “Vagamondo: Il giro del mondo senza aerei” e “La Fabbrica del Viaggio: Il Manuale del Vagamondo” è passato parecchio tempo. Qual è stata la tua evoluzione tra i due libri e a che genere di persona consiglieresti l’uno rispetto all’altro?

Bisogna considerare innanzitutto che quando ho iniziato a scrivere “Vagamondo” avevo 26 anni. Mentre “La Fabbrica del Viaggio” l’ho scritta a 30 anni. Con l’intensità con cui vivo che mi ha portato a viaggiare in oltre 40 paesi in 5 anni sto avendo un’evoluzione molto rapida. Sto cambiando parecchio da anno in anno.

Vagamondo racconta un’esperienza davvero straordinaria che ancora oggi, forse, non ho metabolizzato del tutto. 528 giorni di viaggio e circa 100.000 km percorsi via terra vivendo emozioni immense e anche grandi difficoltà. È una storia di Vita scritta con il cuore, senza ipocrisia nel bene e nel male, sottolineando i miei difetti e pregi. A chi legge con il cuore consiglierei quel racconto genuino.

Il sintetico manuale invece è più adatto a chi è alle prime armi con il viaggio e vorrebbe avvicinarsi a questo mondo. Non solo fare una vacanza ma un vero viaggio in solitaria e via terra. A chi vorrebbe vivere in viaggio con consigli anche sui vari lavori da svolgere.

Ora ti troviamo in Scandinavia, in mezzo alla natura dominante dei boschi. Cosa ci fai lì?

A giugno ho fatto un viaggio con il mio furgone in Scandinavia. Per risparmiare ho caricato sul mezzo alcuni ragazzi che hanno viaggiato con me due settimane. Tornando giù dall’estremo Nord uno dei ragazzi mi ha proposto di andare a fare una doccia e cenare da una sua amica che vive con un gruppo di amici in una comunità agricola (e non solo) nella foresta al centro della Svezia. È nato un grande amore con quella sua amica e dopo 6 anni di viaggi in solitaria ho deciso di provare a vivere questa nuova avventura. Amo anche i paesaggi della foresta dove trascorro tante giornate a camminare da solo in silenzio. La Scandinavia è stata una meravigliosa sorpresa. In ogni caso tra un mese parto per il Centro America.

Carlo Taglia

So che non hai alcuna intenzione di smettere di viaggiare, ma se per qualche motivo fossi obbligato a fermarti, c’è un posto in particolare dove ti vedresti bene a mettere radici?

Nella foresta o sui monti di questo estremo Nord. Ora voglio conoscere meglio Centro America, Africa e Medio Oriente. Poi quando avrò conosciuto bene o male ogni continente mi voglio dedicare ai poli. Voglio vivere i ghiacci, le foreste, gli animali selvatici, le aurore boreali e il silenzio.

Infine, visto il nome del nostro portale, non posso che chiederti qual è il tuo piatto preferito, quello che ti ha colpito maggiormente mentre eri in viaggio.

Essendo vegetariano la mia scelta è limitata ma amo la cucina speziata indiana. Un buon palak paneer fatto bene è davvero straordinario. Una purea di spinaci con il paneer, che è un formaggio fresco indiano, cotto con aglio e varie spezie masala. Ho lavorato in un ristorante in India e quando potevo mi sfamavo di questa delizia.

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