Dall’Italia a Capo Nord a piedi: il viaggio di Andrea nelle terre selvagge scandinave

A quanti è capitato di guardare il film Forrest Gump e fantasticare su un giro del mondo di corsa? Un’idea che nasce dal desiderio di abbandonare una vita monotona per lanciarsi all’avventura, ma che quasi tutti accantonano immediatamente perché considerata folle. Eppure c’è chi ha compiuto davvero un’impresa simile: si chiama Andrea Toniolo ed è un ragazzo che è partito dal Veneto ed è arrivato a Capo Nord… di corsa. Ha completato il suo viaggio in 84 giorni, tra difficoltà, notti trascorse a dormire in tenda sotto le stelle, pasti improvvisati e ben 9 paia di scarpe consumate. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare il suo viaggio straordinario verso le terre estreme scandinave.

La tua storia sembra un mix tra Into the Wild e Forrest Gump. Da un lato hai viaggiato e vissuto da solo in mezzo alla natura, anche in terre selvagge e desolate; dall’altro, lo hai fatto correndo. Spiegaci come è nato questo viaggio e perché hai deciso di affrontarlo in questo modo.

La voglia di partire “alla McCandless” (il ragazzo che ha ispirato il film “Into the Wild”) è nata durante la convalescenza in seguito ad un incidente stradale in moto. È durata alcuni mesi e mi ha visto in un primo momento combattere con una crisi depressiva. Poi ho deciso di sfruttare quel momento a mio vantaggio: mi sono guardato indietro e non ero contento di quello che avevo costruito, perciò mi sono detto che una volta rimesso in sesto avrei seguito un mio desiderio intimo e profondo, senza essere influenzato da niente e nessuno. Per una volta nella vita volevo essere io a tracciare il sentiero della mia vita.

Mentre la modalità “alla Forrest Gump” con la quale ho affrontato il viaggio è stata dettata in primis dalla volontà di riscattare le gambe offese nell’incidente: i medici non mi garantivano un perfetto recupero. Oltretutto mi è sembrato il modo più ecologico per affrontare il continente. Poi, quando ero effettivamente in viaggio, grazie alla corsa sulle lunghe distanze ho scoperto una sorta di meditazione che ho usato per scavare a fondo e ricercare l’essenza della mia persona che sentivo fosse sfumata negli ultimi anni.

Come si svolgeva una tua giornata tipo durante il viaggio verso la Norvegia e Capo Nord?

A livello pratico mi alzavo alle 6.30 circa, facevo un’abbondante colazione (in Scandinavia la consumavo rigorosamente in tenda per non venire divorato dalle zanzare che altrimenti mi entravano addirittura in bocca mentre tentavo di consumare i pasti) con pane, frutta secca e marmellata. Poi staccavo le immancabili lumache dalla tenda! La asciugavo dall’umidità e caricavo il mio carretto “Anna-Jenny #1” (“Anna” in onore della mia fidanzata, “Jenny” come la fidanzata di Forrest Gump e il numero uno per ricordarmi che quella doveva essere solo la prima avventura della mia vita).

Partivo poi alla volta della tappa quotidiana che variava dai 45/50 fino ai 70km in base alla morfologia del territorio. Durante il giorno facevo la spesa in base alla disponibilità lungo il percorso e mi alimentavo in maniera molto leggera con frutta secca e fresca e gallette. Alla notte cercavo ripari che non dessero fastidio a nessuno e mi permettessero di dormire tranquillo e il più riparato possibile dal vento e dalla pioggia che immancabili facevano visita molto spesso. Una volta accampato accendevo il fornello e consumavo il mio pasto caldo della giornata che consisteva in cereali (riso, pasta, quinoa ecc) e legumi con verdure. Mettevo il vestiario ad asciugare e facevo un veloce check al carretto. Terminata la cena, ne approfittavo per scrivere il diario e controllare le riprese video e fotografiche della giornata. Infine crollavo sul materassino fino allo squillare della sveglia del mattino seguente!

Qual è stato il momento più difficile e il più bello del tuo viaggio?

Il momento più duro del viaggio è stato quando ho rotto il carretto per la prima volta in Germania. Era pur sempre la mia prima avventura, ed ero talmente concentrato sui minimi dettagli che circondavano questa impresa che non avevo immaginato che si potesse rompere il mio compagno di viaggio! Avevo messo in conto problemi logistici, economici e pure fisici…ma non di questo tipo! Perciò sono stato preso letteralmente dallo sconforto psicologico. Fortuna ha voluto che si rompesse a pochi km dalla casa di una coppia di amici che doveva ospitarmi il giorno seguente. Perciò mi hanno poi aiutato e con calma e serenità sono riuscito a ripartire e ad raffrontare le altre due rotture!

Di momenti belli ce ne sono stati tanti, ma di sicuro non è stato l’arrivo, come si potrebbe credere. In Lapponia ho provato le emozioni più intense della mia vita e ricordo in particolare un giorno, a circa 3/4 del viaggio, mentre stavo sistemando le borse ho trovato il lettore mp3 che avevo completamente scordato dalla partenza! Ricordo di averlo acceso e di aver percorso in lacrime un tratto in salita perché si era avviata proprio una canzone che mi ricordava la mia ragazza.

È vero che nel corso del viaggio hai incontrato un anziano signore tedesco che aveva compiuto un’impresa simile alla tua tanti anni prima?

Sì, ed è stato veramente un incontro incredibile! Praticamente mentre attraversavo un paesino bavarese sotto la pioggia, un signore ha iniziato ad indicarmi e sbracciarsi dalla tettoia di un distributore di benzina. Subito non ci badavo e pensavo si riferisse a qualcun’altro oppure che stesse scherzando. Ero fradicio e non avevo voglia di fermarmi e raffreddarmi per uno scherzo! Così mentre proseguivo lui mi ha preso per un braccio e sorridendomi mi ha invitato all’interno del bar per offrirmi un caffè. Ho accettato approfittandone per cambiare i calzini e i pantaloncini zuppi. Lui però non parlava inglese e neppure io il tedesco… perciò la discussione non decollava! Ad un certo punto ha estratto dalla giacca una busta bianca poggiandola davanti a me sul tavolino. L’ho aperta con un po’ di timore, scoprendo un articolo di giornale ingiallito che ritraeva un ragazzo con un carretto simile al mio, seppur più rudimentale. Non ci stavo capendo molto, fino a quando la cassiera del bar non si è fatta carico della traduzione e siamo riusciti a comunicare. Praticamente negli anni ’70 questo signore ha camminato dalla Germania alla Danimarca con questo carretto che gli permetteva di dormirci all’interno. La cassiera mi ha detto che aveva voluto fermarmi perché si era rivisto quando, anche lui speranzoso e un po’ impavido, era partito alla volta della sua avventura contro tutto e tutti. Ma l’emozione più grande c’è stata quando l’anziano signore ha capito che avevo compreso la traduzione e mi ha abbracciato piangendo! È veramente incredibile che quello sconosciuto era convinto che ce l’avrei fatta, mentre amici parenti e concittadini mi davano del matto senza speranza!

Hai detto che la tratta più emozionante del tuo viaggio è stata la Lapponia. Cosa ha significato per te percorrere quelle lande desolate ma meravigliose?

Ah la Lapponia…..un pezzo del mio cuore è ancora lì e ritornerò di sicuro a riprendermelo! I viaggiatori in moto che incrociavo e chi viveva ai bordi di quella zona fantastica mi dicevano che ero pazzo, che già in macchina o in moto è una noia mortale attraversarla e che sarei andato incontro alla depressione senza vedere anima viva per giorni. Beh è stato il periodo più mistico, profondo, fantastico e intenso del mio viaggio. Non ho incontrato anima viva per giorni, mi sono lavato nei fiumi e ho fatto scorte di cibo per 8/10 giorni, macinavo 70 km al giorno e ho visto le renne per la prima volta nella mia vita.

Pensa che ho trovato il cartello “LAPPLAND” proprio il giorno del mio compleanno!

La mia mente ha davvero viaggiato nei meandri più profondi del mio essere. Probabilmente il mix di solitudine, sforzo fisico prolungato e ripetitivo, paesaggi incantati e di una bellezza disarmante hanno fatto sì che riuscissi a scavare nella mia personalità fino a farmi quasi staccare dalla realtà. Un posto veramente magico. Attraversando l’Austria, la Germania e il sud della Svezia mi sono divertito molto; dal punto di vista umano è stato molto appagante perché ho incontrato persone meravigliose che mi hanno accolto in casa ed aiutato. Ma in Lapponia c’è stato un netto taglio tra il viaggio e l’inizio dell’avventura che cercavo. Immaginate strade con saliscendi così rettilinei da permetterti di vedere, una volta in cima alla collina, il percorso che dovrete affrontare nei prossimi giorni, circondati da natura incontaminata. Per me vedere una renna, bere da una cascata e dormire sopra il muschio soffice senza vedere anima viva per giorni è stata l’apoteosi dell’essenza della mia natura!

Cosa ti ha insegnato questo viaggio?

Beh direi che questa esperienza mi ha liberato molto la mente, permettendomi così di trarre delle conclusioni che nella realtà quotidiana non sarei mai riuscito a raggiungere. Una di queste è stata rendermi conto di essere unico e irripetibile e che quindi il mio percorso di vita non può essere uguale a quello di nessun altro. Mi sono reso conto che, prima dell’incidente, mi stavo incasellando in una piccola “gabbietta” già predefinita dalla società: stavo andando solo in una direzione che non era stata creata per me, ma per una massa di giovani, come se fossero tutti identici! Stessa istruzione, stessi ritmi di vita, stessi allenamenti, stessi metodi di studio ecc.. Ho percepito di seguire un sentiero che non avevo disegnato/scelto io per la mia vita. Perciò il mio appello ai giovani ragazzi è di tentare di percorrere strade diverse, strade che sentono proprie anche se sembrano andare fuori degli schemi, di non aver paura di sbagliare perché equivale ad aver paura di crescere, di rialzarsi sempre quando la vita ti fa lo sgambetto perché anche quella è un’occasione per crescere, e di affrontare le avversità sempre con il sorriso stampato in faccia!

Tornando all’esempio del signore tedesco, ho realizzato che le persone che hanno scelto di rincorrere il proprio sogno sono poi molto più aperte al mondo intero, propositive e sorridenti verso la vita in generale. Il fatto che una persona come quell’anziano, perfetto sconosciuto, mi abbia incitato e rassicurato sulla riuscita della mia avventura più della maggior parte delle persone che teoricamente mi erano vicine, la dice lunga su come l’inseguire i sogni ti cambia la visione verso la vita. Perciò posso dire che vale la pena di “rincorrere” i propri sogni e penso proprio che continuerò a farlo. Auguro di cuore a tutti di poter vivere il proprio sogno. Il mio è durato 84 giorni, ed è stato bellissimo.