3 cose che impari viaggiando e ti restano per tutta la vita

Photo by Adrian Dascal

C’è un famoso proverbio cinese che dice: “La persona che torna da un viaggio non è mai la stessa che era partita“. Si tratta di una grandissima verità, perché niente più del viaggio è sinonimo di cambiamento.

Viaggiando ti evolvi, diventi una versione migliore di te stesso, e porti con te i benefici e le lezioni che hai imparato sempre, anche quando torni a casa. Come scrivo anche nel mio libro “Le coordinate della felicità” viaggiare ti aiuta a essere una persona migliore anche nella quotidianità. In particolare, ci sono tre grandi lezioni che possono farti cambiare prospettiva sulla vita di tutti i giorni.

1. Hai bisogno di molto meno rispetto a ciò che credi

Quando viaggi impari a cambiare prospettiva. Ti ritrovi in così tante situazioni nuove e sconosciute che ti viene naturale chiederti quali siano davvero le tue priorità.

E quando osservi un tramonto mozzafiato oppure ti immergi nella natura, nuotando nell’oceano o camminando in una foresta, ti rendi conto di una cosa: per essere felici e soddisfatti, serve molto meno di ciò che crediamo. È questa una delle lezioni più grandi che ho imparato quando ho viaggiato e vissuto in auto per alcune settimane, in Australia (ne parlo nel capitolo “Senza soldi ma libero” del mio libro).

Non abbiamo bisogno di tante cose nella nostra vita. Abbiamo invece bisogno di provare emozioni.

Abbiamo bisogno di avventure, di sentirci vivi, e non sarà uno smartphone o un nuovo oggetto a darci questa sensazione. Sentirsi vivi è una questione che non ha nulla a che vedere con il materialismo.

Non ci credi? Fai un viaggio, anche breve, e lo scoprirai tu stesso.

2. Non è necessario pianificare sempre tutto

Una delle caratteristiche tipiche della vita in città è la frenesia controllata. Andiamo velocissimi, ma dobbiamo sempre avere un calendario e un programma ben precisi.

Dobbiamo svegliarci ogni mattina sapendo cosa faremo, cosa succederà, chi incontreremo, dove andremo.

Viaggiare è l’esatto opposto.

Ti svegli ogni giorno in una città diversa, incontri sconosciuti, non sai quanto ti fermerai, né dove. Quando sei on the road ogni giorno è un’avventura, ed è bellissimo.

Ma chi viaggia tanto sa che l’avventura può esserci anche nella vita di tutti i giorni.

Basta scegliere un percorso diverso per andare in ufficio, scambiare due chiacchiere con una persona sconosciuta che si incontra sul tram, prendersi mezz’ora per stare in un parco a non fare altro che osservare il mondo.

Viaggiare non vuol dire per forza andare dall’altra parte del mondo: si può viaggiare anche nella quotidianità.

3. Gli sconosciuti non sono una minaccia

Cresciamo in grandi metropoli regolate da leggi non scritte che tutti devono seguire.

Una di queste è che gli sconosciuti siano automaticamente delle minacce. Non bisogna parlare con gli sconosciuti, non bisogna fidarsi degli altri, non puoi contare su nessuno a parte te stesso.

Un viaggiatore sa quanto siano falsi questi preconcetti.

Lo sa perché quando viaggia è costretto a interagire con gli estranei, e quando lo fa si rende subito conto che le persone sono un valore aggiunto delle nostre vite, non una minaccia.

Di nuovo: non sono gli oggetti a generare felicità. Sono le esperienze, e spesso le esperienze nascono quando si sceglie di interagire con gli altri.

Prova ad aprirti con chi non conosci, a dargli fiducia come faresti con un simpatico backpacker su night-bus in Thailandia. In cambio riceverai molto più di quanto tu possa immaginare.

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