Ho lasciato un impiego sicuro per diventare una nomade digitale, oggi lavoro viaggiando

Di Mery Sinatra

Ci sono mattine che ti svegli e pensi: “No, oggi mi licenzio. resto a letto a dormire, non me ne frega più niente, vado a vendere i cocchi ai Caraibi piuttosto”.

Ci sono giorni in cui questo pensiero è più forte di altri, e sei a tanto così da prenderti un giorno di malattia, perché sei depresso e senti che non ce la puoi fare ad affrontare la solita routine. Ma nonostante tutto, affronti le poche ore di sonno, il traffico, i colleghi, la sterilità dell’ufficio e quello schermo che ti terrà compagnia per le prossime 8 ore, più di qualsiasi persona a te cara.

Questa è la mia storia, ma magari anche la tua.

In uno dei tanti giorni di cui sopra, però, è scattato qualcosa: ho aperto gli occhi e ho deciso che non potevo andare avanti così, ho iniziato ad osservare cosa mi stava succedendo.

Possibile che la mia vita doveva essere scandita da questi ritmi lobotomizzanti? Tutto pian piano aveva perso sapore. Il caffè la mattina con i colleghi, non sapeva più di pausa piacevole. Era un’amara ricompensa.

Un lavoro che poteva essere stimolante, non era altro che un lavoro da svolgere con la freddezza di un calcolo matematico. Stava succedendo a me, proprio io che avevo scelto di diventare una graphic designer per esprimere la mia creatività, sperimentare e proporre.

Ma l’amore per questa attività stava diventando più arido che mai, insieme alla mia anima.

Prova a immaginare una persona seduta sul tram con la sciarpa fino al collo e le cuffie per isolarsi da tutto e tutti, che non sopporta le persone ed è così al limite della pazienza da scatenare un litigio con altri pendolari stressati. Negli ultimi tempi quella persona ero io.

Poi un segnale di mobbing subito a lavoro è stato quella goccia che fa traboccare il vaso, ma il vaso non si è rovesciato: è esploso! È esploso di tutta quella rabbia accumulata repressa, perché avevo permesso alla mia persona di subire tutto questo.

Perché mi stavo facendo del male?

Ho messo in discussione tutto e rivalutato le mie priorità di vita. Il lavoro, o l’illusione di una stabilità economica, seppur importante, non poteva avere il primo posto sulla mia salute, sulla mia felicità e sul rapporto con i miei cari.

Non potevo perdere più tempo prezioso della mia vita, dovevo agire subito.

Un gelido giorno di dicembre, mi sono licenziata. Mi è stato fatto credere che se mollavo un percorso già avviato me ne sarei pentita. Ho detto con le guance che bruciavano dall’imbarazzo e le mani sudate dall’agitazione che avrei voluto diventare una freelancer per giustificare la mia scelta ai miei superiori: prego vai, il mondo è tuo, eccone un’altra.

Pian piano capivo che non c’era niente di sbagliato nel fare il lavoro che svolgevo, ma era il modo in cui lavoravo che era sbagliato

Avevo bisogno di ricordarmi del perché volevo lavorare come graphic designer, e di mettermi nelle condizioni di poter raggiungere i migliori risultati nel miglior modo possibile.

Ma soprattutto dovevo riconnettermi con la vita. Sentivo che era la cosa migliore che potessi fare e mi sono promessa che doveva essere il mio obiettivo da non perdere mai di vista. Avrei perseguito quel fine da quel momento in poi.

5 anni fa ho preso coscienza che potevo integrare nel mio nuovo stile di vita una delle mie più grandi passioni: il viaggio.

Viaggiare lavorando da remoto, all’epoca, mi sembrava utopico e affascinate.

Ho trascorso 3 mesi a Tokyo lavorando da remoto con il mio portatile, e non solo con gran meraviglia ci riuscivo, ma ogni giorno mi sentivo ispirata dall’ambiente e grazie alla mia grande curiosità che mi portava ad esplorare la città scoprivo e venivo affascinata dalle tendenze artistiche che integravo spontaneamente nel mio lavoro. Lavorare mi pesava davvero poco.
Questa esperienza mi ha motivata ancora di più e da allora non ho più smesso: Thailandia, New York, Canarie… appena potevo, partivo!

Non nascondo che non è stato un percorso facile: l’apertura della partita IVA, i pochi lavori iniziali, il dover pazientemente impormi con gli altri sul mio obiettivo…Ma con tenacia e con il passare del tempo, correggendo sempre più il tiro, sono riuscita nel mio intento.

Nell’ultimo anno ho scoperto che quello che facevo aveva un nome: a mia insaputa mi trovavo a essere una Nomade Digitale. Non mi sono mai piaciute le etichette, ma questa definizione mi calzava proprio bene e rende perfettamente l’idea in due parole.

Forse ne avrei sentito parlare… È un termine che desta molta curiosità, dietro al quale si cela una community di persone che persegue il mio stesso scopo, ovvero lavorare viaggiando. O per lo meno, che ha la possibilità di farlo se ne ha voglia.

Ci si aiuta e si crea un network che condivide offerte di lavoro e consigli molto utili sia sui luoghi che sugli strumenti per facilitare il lavoro in viaggio. Ci si scambia pareri, riflessioni e storie dal mondo. Stiamo crescendo sempre di più e questo mi da speranza per un futuro più flessibile riguardo al tema del lavoro.

Dopo questa lunga introduzione forse ti chiederai, ok molto bello, ma come si fa?

È la domanda che mi sento rivolgere di più in assoluto.

Innanzitutto voglio chiarire: non è un lavoro essere nomadi digitali!

Si tratta di imparare bene un mestiere di creazione di contenuti, consulenza o servizi, sviluppare la capacità di lavorare in autonomia, seriamente, ma soprattutto creare una fiducia con il cliente e un buon curriculum con il tempo.

Avendo poi delle entrate tramite i lavori generati da remoto, il passo successivo è poter avere la possibilità e la libertà di decisione, così da poter essere mobili e approfittare dei prezzi bassi fuori stagione per poter svolgere il proprio lavoro dall’estero.

Vige principalmente una regola per essere un nomade digitale: trovare il modo di avere una connessione con il tuo cliente, ovvero avere una connessione internet. Senz’altro bisogna avere spirito di adattamento e tanta voglia di avventura, anche lasciando qualcosa in italia, per un breve o lungo periodo.

Cosa è cambiato da 7 anni fa: sono più’ felice e soddisfatta. Il lavoro è impegnativo ed è aumentato, ma non mi pesa come una volta, lo trovo stimolante e mi sono accorta di produrre di più’, le mie abilità sono migliorate. Ho ritrovato e coltivato altre vocazioni che avevo messo da parte per mancanza di energia.

Scrivo le mie cronache di viaggio, disegno e fotografo i posti che visito, ho un blog dedicato ai miei viaggi con consigli sia sui paesi, che sul lavoro da remoto per aspiranti nomadi digitali. Non mi vergogno di dire che sono orgogliosa della persona che sono oggi, ho ritrovato tanta fiducia in me stessa che stavo inevitabilmente perdendo.

Spero che la mia storia e la mia esperienza possa esserti stata utile o d’ispirazione.

Spero potrai trovare la tua strada verso ciò che ti renderà appagato, la vita è una ed è giusto darsi l’opportunità di poterla vivere secondo le proprie regole. O quanto meno provarci!

Un abbraccio forte,
Mery

PS: scritto in un giorno soleggiato di dicembre con ventidue gradi, davanti a una piscina privata di una villetta affittata su AirBnb, sorseggiando una cerveza. A Lanzarote.

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