La famiglia che ha deciso di educare i figli viaggiando

Non è facile raccontare la storia di una coppia di genitori che sceglie di girare il mondo con i due figli piccoli invece di condurre un’esistenza normale e sicura.

Non è facile perché al giorno d’oggi siamo quasi tutti abituati a ragionare secondo una mentalità che non ammette alternative e quando ci si trova di fronte a queste vicende si riesce solo a pensare agli aspetti pratici: e i soldi? Il lavoro? La casa, la sanità, i parenti?

Per questo motivo, quando il regista Jess Bianchi ha iniziato a lavorare a un documentario su una famiglia anticonvenzionale, originaria delle Hawaii, ha scelto di raccontare l’intera storia dal punto di vista di uno dei due figli, Given. Perché nessuno è in grado di descrivere una realtà, grande o piccola che sia, in modo più sincero e diretto di un bambino.

Given, il documentario sulla famiglia giramondo

Il docufilm è disponibile su Netflix, si chiama Given e racconta una storia fuori dal normale.

Una storia che per molti è follia allo stato puro, ma che invece può insegnarci tantissimo sull’importanza di costruirsi una vita felice e non accettare a priori ciò che ci viene presentato come giusto dalla società.

La famiglia Goodwin è composta da Amion e Daize, una coppia originaria delle Hawaii, e i due piccoli figli Given e True.

Da piccolo Amion (il padre) osservò una profonda crisi personale in suo padre, che non era soddisfatto della sua vita e un giorno decise semplicemente di andarsene. Portò con sé Amion in quello che originariamente doveva essere un giro del mondo.

Non c’erano altri scopi: i due avrebbero vissuto insieme on the road a tempo indeterminato, surfando sulle spiagge più belle del pianeta e dormendo in tenda.

In realtà si spostarono dalle Hawaii alla Nuova Zelanda, visitarono l’Australia e le Isole Fiji e poi tornarono a casa. Il ritorno non fu però un fallimento, perché il padre aveva compreso che la strada che ci viene suggerita (e talvolta imposta) dalla società non è assolutamente l’unica che si può seguire (ne parlo anche nel capitolo “La Grande Legge dell’Uno” del mio libro “Le coordinate della felicità“).

E spesso non è certamente quella che ci porta ad essere felici. Amion è cresciuto con questa visione del mondo: la vita è tua, sta a te decidere come viverla.

La famiglia Goodwin

Sul suo percorso ha trovato una donna, Daize, che è presto diventata sua moglie. I due non avevano alcuna intenzione di sistemarsi: passavano le giornate a surfare e si guadagnavano da vivere con lavori saltuari alle Hawaii. Entrambi sono stati surfer professionisti, motivo per cui riuscivano a lavorare come insegnanti (Daize è anche stata una modella di abbigliamento sportivo).

Quando è nato il loro primo figlio – Given – hanno deciso di fargli vivere un’esperienza simile a quella che Amion visse da bambino con il padre. Hanno dovuto interrompere il loro progetto quando è nata True, la loro secondogenita, ma lo hanno ripreso immediatamente dopo il parto.

La famiglia Goodwin vive con poco, perché segue fermamente la filosofia del less is more: avere meno vuol dire avere di più. A parte le tavole da surf e il terreno su cui hanno costruito la loro casa alle Hawaii, non possiedono altro.

Quando viaggiare è una forma di educazione

Hanno iniziato a girare il mondo con i due bimbi piccoli, per riempire i loro occhi di tutta le bellezza che il nostro pianeta ha da offrire.

Amion e Daize ritengono che il viaggio sia un ottimo modo per educare un figlio, perché così impara fin da subito una delle lezioni più importanti: nella vita contano le persone, le emozioni e l’avventura, non le cose.

Secondo i due genitori, viaggiare è la forma più pura di educazione.

Hanno viaggiato in diverse nazioni del mondo – come l’Australia, il Nepal e il Perù – vivendo sempre con poco, perché consapevoli che non c’è bisogno di molto se si sta vicino ai propri cari. Il regista Jess Bianchi li ha seguiti nell’ultimo anno di viaggio e ha raccontato la loro filosofia di vita attraverso gli occhi innocenti del piccolo Given.

Il bambino dice: “Ho chiesto a mio papà perché ce ne stavamo andando, e lui mi ha risposto che era ciò che aveva fatto con suo papà. Mi ha detto che questo era il momento giusto per imparare“.

Viaggi e minimalismo: vivere diversamente per vivere meglio

Una mentalità minimalista e il viaggio come formazione personale: è questa l’educazione alternativa che Amion e Daize stanno dando ai loro figli.

Così sperano di vederli crescere liberi da quei limiti della società che purtroppo rendono miserabili le vite di milioni di persone. Il messaggio del documentario è proprio questo, come spiega il regista:

“Vorrei che il film ispirasse le persone a distruggere ciò che li blocca. È indirizzato a tutti coloro che chiaramente si sentono inadatti alla vita ordinaria: a loro voglio mostrare che esiste un modo completamente differente di vivere“.

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