Viaggiando da sola ho capito che la vera felicità è nella condivisione

PH Elizabeth Gilbert

Anche se il suo successo deriva principalmente dal film con Julia Roberts, Mangia Prega Ama è stato prima di tutto un libro che ha toccato il cuore di molte persone.

L’autobiografia di Elizabeth Gilbert racconta infatti una storia di ribellione, spiritualità, meraviglia e scoperta, è la storia di una donna che si rifiuta di accontentarsi di una vita solo apparentemente perfetta, ma decide invece di prendere un percorso alternativo mettendosi contro tutto e tutti.

A 32 anni, Elizabeth lasciò un lavoro sicuro, un marito e una vita di tutto rispetto a New York. Si imbarcò su un volo e iniziò un lungo viaggio alla scoperta di se stessa.

Chi ha letto il libro o visto il film, sa che la protagonista trova la sua realizzazione, l’amore e tutte le risposte che cercava a Bali.

Tuttavia, in un articolo pubblicato dopo il successo di Mangia Prega Ama, Elizabeth Gilbert ha svelato che il momento chiave del suo viaggio è stato un altro. Sempre in Indonesia, ma in una località (che non nomina) ben lontana dalla notorietà e dai templi induisti di Bali.

Prima di “Mangia Prega Ama”

“Questa è una storia che non ho mai raccontato”, scrisse la Gilbert. “È la storia di un viaggio che cambiò la mia vita, ma non nel modo in cui avevo pianificato”.

L’anno è il 2002, Elizabeth Gilbert ha 32 anni ed è nella fase più dura del suo percorso di rinascita. Sta per atterrare a Bali, un’isola che attrae migliaia di sognatori e romantici (nei capitoli finali del mio libro provo a spiegarne l’essenza, anche se certi posti andrebbero solo vissuti), ma non è spensierata: ha la testa piena di dubbi e sente di non poter apprezzare a pieno la bellezza di quest’isola.

Prima di lanciarsi alla scoperta di questo luogo così spirituale ma anche caotico, vuole del tempo esclusivamente per se stessa. Stare completamente da sola, senza tecnologia, senza libri, senza nessuno intorno.

10 giorni senza tecnologia su un’isola indonesiana

Decide così di imbarcarsi immediatamente per una minuscola isola di pescatori.

Nel 2002 andai a vivere per 10 giorni in una piccola isola di pescatori dell’Indonesia“, racconta. “Era il posto più isolato e lontano che potessi trovare sulla mappa. Volevo essere il più lontana possibile da quella che era la mia vita, che all’epoca era un disastro: avevo perso un marito, una casa, i soldi, gli amici, il sonno e anche me stessa“.

L’idea di Liz era di trascorrere dieci giorni su quest’isola da sola con se stessa, senza distrazioni e contatto con il mondo esterno. Voleva meditare e ragionare intensamente sul suo percorso, passato e futuro.

“Arrivai su questa piccola isola lontana 10.000 chilometri da casa mia. Affittai una casetta in bamboo per dieci giorni, che mi costò una manciata di dollari. Volevo trascorrere dieci giorni di silenzio e isolamento. Speravo che tranquillità e solitudine mi avrebbero guarita, volevo sparire da tutto e tutti. Quell’isola sembrava l’opportunità perfetta”.

Toccare il fondo

I pochi abitanti dell’isola erano tutti musulmani. Elizabeth era l’unica occidentale insieme ad altre due coppie. Non c’era Internet e non c’erano telefoni. Per arrivare e andarsene era necessario chiedere un passaggio ai pescatori, inoltre non c’erano veicoli ma piccoli cavalli che trainavano carri.

Per Elizabeth era il posto giusto per sparire dal mondo, ma forse non era quella la soluzione ai suoi problemi.

“Ogni giorno facevo il giro completo dell’isola, una volta al mattino e una volta alla sera. Mentre camminavo provavo a meditare, ma solitamente finivo per litigare con me stessa e rimuginare sul modo in cui avevo fallito nella mia vita“.

“Spesso finivo per scoppiare a piangere. A parte le due passeggiate, dormivo tutto il giorno, mangiavo poco e non prendevo il sole. Non avevo libri per evadere dai miei problemi, non avevo niente da fare se non pensare alla mia vita. Ero totalmente depressa“.

Fu in questa situazione difficile che Elizabeth Gilbert toccò il fondo ed ebbe una rivelazione straordinaria.

Quando un semplice gesto ti cambia la vita

Elizabeth spiega che durante le sue passeggiate, nessuno dei locals le rivolgeva lo sguardo o la parola. C’era solo una donna che la osservava attentamente, quasi come se fosse preoccupata per lei.

“C’era una donna che mi aspettava fuori da casa sua ogni giorno, sia al mattino sia alla sera. Fu l’unica persona a sorridermi in tutto il tempo che trascorsi sull’isola. Avevo l’impressione che mi tenesse d’occhio, che volesse prendersi cura di me”.

L’occasione si presentò all’ottavo giorno sull’isola, in una circostanza a dir poco spiacevole.

“Durante l’ottava notte, iniziai a stare malissimo. Avevo contratto un’intossicazione alimentare e vomitavo senza sosta. Forse era il mio corpo che mi segnalava di aver toccato definitivamente il fondo. Tremavo e avevo la febbre alta. Avevo paura, ero terrorizzata perché ero sola e malata“.

“Mi chiesi chi me lo avesse fatto fare. Mi resi conto che ero lontana da tutti i miei cari e che se fossi morta su quell’isola, forse mia madre non lo avrebbe mai nemmeno saputo”.

In quella situazione tremenda, Elizabeth ricevette l’aiuto della donna che la osservava ogni giorno.

“Quella notte sentii bussare alla porta. Mi alzai traballando e quando aprii la porta la vidi. Non sapeva una parola di inglese, ma mi guardò preoccupata e mi fece il segno di aspettare. Tornò dopo un’ora con una ciotola con riso caldo ed erbe, e una caraffa di acqua fresca. Mangiai e scoppia a piangere per la bellezza di quel gesto“.

La felicità è reale solo quando è condivisa

Quella donna, una completa sconosciuta, si prese cura di Elizabeth. La aiutò a rimettersi in sesto, ma soprattutto le insegnò una grande lezione di vita.

“La gentilezza delle sue azioni mi aprì il cuore e mi lasciò sbalordita. E fu quello il momento in cui compresi che il mio impulso di scappare era totalmente sbagliato. Avevo bisogno dell’opposto dell’isolamento: avevo bisogno di connessione“.

“Il gesto di quella donna mi fece capire che la soluzione non è essere orgogliosi e stare da soli. La soluzione è vedere altre persone e farsi vedere dagli altri. Aiuta gli altri e permetti agli altri di aiutarti. Crea connessione con altre persone e sii aperto alla loro gentilezza”.

“Al mio ritorno negli Stati Uniti portai con me questa lezione. Per la prima volta nella mia vita condivisi la mia vulnerabilità e la mia tristezza, feci nuovi amici e costruii una nuova comunità di persone intorno a me. Ciò che mi fece stare bene fu l’amore e l’assistenza che gli altri mi diedero e che io diedi a loro”.

“Il mondo può sembrare un posto spaventoso, ma la soluzione non è l’isolamento. Non devi aver paura degli altri, devi aver paura di chi ha paura degli altri. La vera sicurezza la trovi solo nel calore delle persone“.

La stessa conclusione a cui sono giunto io e che racconto nel mio libro:

La felicità è una fiamma che solo noi possiamo accendere ma solo gli altri possono fare divampare.

Le coordinate della felicità

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