Non fermatevi alle foto su Instagram: ecco cosa vuol dire davvero mollare tutto per girare il mondo

Al giorno d’oggi, sempre più persone scelgono di licenziarsi e rinunciare alle comodità di una vita sicura per poter viaggiare a tempo indeterminato.

Sono quelle storie da “mollo tutto e parto” che abbiamo spesso raccontato su queste pagine, storie nelle quali i protagonisti appaiono sempre sorridenti, felici e liberi.

D’altronde, come si può non essere pieni di gioia se si è costantemente in viaggio, intenti a scoprire il mondo e a ritagliarsi il giusto spazio per le proprie passioni?

Eppure, spesso la realtà è ben diversa dalle apparenze.

Sui social network si trovano tanti travel blogger che hanno mollato tutto per fare del viaggio la loro ragione di vita, ma pochi ammettono cosa comporta davvero una scelta del genere.

Oltre al coraggio iniziale necessario per partire, ci vuole tanta determinazione per vivere costantemente on the road. E ciò che non viene mai messo in risalto sono gli enormi sacrifici che questo stile di vita comporta.

Chanel e Stevo: dal lavoro fisso al mondo intero

Chanel e Stevo appartengono proprio alla categoria di coloro che si sono licenziati e hanno deciso di girare il mondo. Tuttavia, in un post sul loro blog “How Far From Home” hanno deciso di raccontare anche l’altra faccia della medaglia.

Se da un lato i travel blogger sembrano tutti felici e realizzati mentre si rilassano su una spiaggia paradisiaca o mentre fanno un trekking in un luogo da lasciare a bocca aperta, esiste una realtà che nessuno vuole raccontare: quella dei sacrifici necessari per condurre una vita del genere.

“Dopo sei mesi dalla nostra partenza, ci sembra necessario condividere la parte meno esaltante della nostra avventura”, scrive Chanel sul blog. “Visitando il nostro sito o il nostro profilo Instagram potrebbe sembrare che stiamo vivendo i giorni più belli della nostra vita. E non fraintendetemi: è proprio così”.

Lei e il fidanzato hanno lasciato la sicurezza di un lavoro fisso e ben retribuito a Johannesburg per fare il giro del mondo e completare la lista di tutte le cose che avevano sempre desiderato fare.

Come ci si mantiene quando si viaggia per mesi?

Nonostante le sensazioni meravigliose e indimenticabili che un’esperienza del genere può regalare, ci sono anche degli aspetti meno piacevoli.

“Quello che stiamo facendo è stupendo, ma non è tutto rosa e fiori. Non ci sono soltanto gelati in spiaggia e panorami mozzafiato. Proprio no“.

Qua entra in gioco la domanda che molte persone si pongono quando leggono storie come quella di Chanel e Stevo:

“E i soldi?”

Un dubbio legittimo, perché molti vorrebbero mollare tutto e partire ma non hanno la disponibilità economica per farlo. Dunque, come fanno questi travel blogger perennemente sorridenti a mantenersi mentre scoprono il mondo?

Lavorare viaggiando è la soluzione

Chanel lo spiega in maniera molto diretta:

“Negli ultimi sei mesi abbiamo pulito 135 bagni. Abbiamo raccolto 250 kg di escrementi di mucca. Abbiamo trasportato 2 tonnellate di pietre. Abbiamo tagliato l’erba su 60 metri di prati. Abbiamo rifatto 57 camere da letto. E ho perso il conto di quanti bicchieri abbiamo pulito nei pub”.

È così che si mantengono coloro che si licenziano per viaggiare: molto semplicemente, continuano a lavorare in giro per il mondo.

A volte lo fanno in cambio di un compenso monetario, spesso in cambio di vitto e alloggio gratuiti.

E così, i 135 bagni che hanno dovuto pulire negli ostelli di mezzo mondo gli hanno permesso di dormire gratuitamente per 135 notti. Raccogliere gli escrementi delle mucche gli ha permesso di mangiare senza spendere per diverse settimane. Pulire i bicchieri in un pub gli ha consentito di guadagnare i soldi necessari per continuare a viaggiare.

È un lavoro duro e sporco“, prosegue Chanel. “Soprattutto per chi, come noi, passa dal lusso di Johannesburg alla realtà brutale del volontariato”.

Less is more: se non sei minimalista, non puoi farcela

Un altro aspetto che molti sottovalutano è il tenore di vita. Troppo spesso si tende a commentare la scelta di mollare tutto per viaggiare a tempo indeterminato senza considerare che un cambiamento radicale nel modo di vivere è necessario.

In particolar modo diventa necessario adottare la filosofia del Less is More: vivere con meno per vivere meglio.

Gli ultimi mesi sono stati i più sporchi delle nostre vite“, prosegue Chanel. “Ci siamo dovuti adattare ad avere pochissimi oggetti personali e abbiamo rinunciato a tutti i comfort che avevamo prima.

Mangiamo pane e marmellata ogni giorno, dormiamo 5 ore a notte e trasciniamo costantemente i nostri zaini pesantissimi per le strade di città sconosciute nella speranza di trovare una camera dove dormire”.

I sacrifici sono tanti, ma ne vale la pena

Dopo aver mostrato cosa significa veramente licenziarsi per viaggiare a tempo indeterminato, Chanel ci tiene a precisare un aspetto: si tratta comunque dell’esperienza più bella della loro vita.

“Nonostante tutto, questo stile di vita folle ci permette di godere di una libertà sconvolgente. Possiamo esplorare le foreste svedesi, visitare i fiordi, scoprire le antiche strade dell’Italia, assaporare la quotidianità di una metropoli europea”.

E non è solo una questione di viaggio: mollare tutto e partire significa prendersi finalmente del tempo per le proprie passioni.

“Abbiamo tempo per noi, per le nostre idee, le nostre passioni, la nostra creatività. È dura, molto più dura di quanto sembri da Instagram. Ma al tempo stesso è la nostra vita dei sogni. Certo, bisogna lavorare, e lavorare duramente. Ma quando hai finito, sei libero di esplorare, vagare e goderti la bellezza del mondo“.

Una scelta di vita che rende umili

Questo stile di vita, che per molti sarebbe insostenibile, non è soltanto utile per finanziare un viaggio senza data di scadenza. Lavorare e viaggiare in giro per il mondo ha permesso alla coppia di apprezzare l’importanza del lavoro e di riscoprire l’umiltà.

Pulire i bagni di un ostello è il migliore modo per diventare veramente umili. Quando lo diventi, inizi ad apprezzare l’importanza di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo”.

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