Coronavirus: partire oppure no? Tutto quello che dovresti sapere

IG @fuling_around

Disclaimer: l’articolo è stato pubblicato in data 23 febbraio 2020 con le informazioni dell’epoca. In data 10 marzo 2020 ho deciso di cancellare l’introduzione all’intervista a Fuling perché, considerata l’evoluzione della situazione, non vorrei che le mie parole venissero male interpretate. Considerando la situazione drammatica che vive il nostro paese dal punto di vista organizzativo, sanitario, sociale ed economico, invito chiunque a seguire le direttive e le regole imposte dal governo in questo momento particolare.

Chi è Fuling e perché l’ho intervistata

Fuling è una ragazza italo-cinese che vive e lavora a Suzhou, una città a due ore da Shanghai.  Da quando si è diffuso il coronavirus, ha cominciato a condividere su Instagram la sua vita quotidiana in Cina fornendo molte informazioni utili sul tema. Non è un’esperta di virologia ma è una persona coinvolta direttamente visto e considerato che vive la situazione della quarantena in Cina da molto prima che il coronavirus si diffondesse pesantemente in Italia. Lei ha già passato quello che ora toccherà a milioni di italiani, pertanto considero la sua testimonianza preziosa. Inoltre, è anche una ex assistente di volo ed è una viaggiatrice, motivo per cui è la persona giusta per rispondere ad alcune domande sul viaggiare di questi tempi (nota: ricordo che l’articolo è stato pubblicato il 23 febbraio).

Com’è nato e si è diffuso il coronavirus

Ciao Fuling, bentornata sul mio blog. In Italia c’è molta confusione sul coronavirus, potresti raccontarci come si è sviluppata la situazione in Cina da dicembre a oggi?

I primi casi sospetti di coronavirus sono stati rilevati a dicembre 2019 a Wuhan, la diagnosi dei pazienti era molto simile a quella della SARS. Il pomeriggio del 20 gennaio sono usciti avvisi ufficiali e i cittadini hanno cominciato a prendere precauzioni.

Il 23 gennaio la città di Wuhan, epicentro del coronavirus, è stata messa in quarantena e pochi giorni dopo l’intera provincia dello Hubei, per un totale di 60 milioni di abitanti.

Quarantena è un termine che veniva usato durante la peste nera in Europa, le navi infatti dovevano passare 40 giorni in isolamento prima di entrare nella laguna della Repubblica di Venezia. Il procedimento è stato simile, ma cosa significa mettere un’intera provincia di 60 milioni di abitanti in quarantena?

Significa che i cittadini non possono uscire o spostarsi né via terra (stazioni e autostrade chiusi) né via aerea. Significa che sono controllati e possono uscire dalle proprie abitazioni una volta ogni 3 giorni e un solo membro per famiglia. Tutto questo non per creare panico ma per limitare la diffusione del virus.

Sei italo-cinese, come vivi questa situazione?

Essere italo-cinese è una grande fortuna, credimi, sia dal punto di vista linguistico che di bagaglio culturale. Ma sentire l’appartenenza a due paesi è come avere due case, due famiglie. Quando entrambi i paesi vincono, io festeggio il doppio. Quando entrambi i paesi soffrono, io sto male due volte. Ma cosi come ho riposto fiducia nel governo cinese un mese fa, allo stesso modo ho fiducia in quello italiano e nel nostro sistema sanitario.

Il coronavirus in Cina

Come si vive in Cina in questo periodo? C’è paura? Cosa è cambiato concretamente nella vostra quotidianità?

Io vivo a Suzhou, una città a due ore di macchina da Shanghai. Adesso se voglio uscire devo indossare una mascherina, altrimenti non posso salire sui mezzi pubblici, sui taxi, e non posso entrare nei negozi. Da lunedì 17 febbraio per prendere la metropolitana i cittadini devono esibire la carta d’identità.

Poiché uno dei sintomi è la febbre, il governo cinese ha imposto controlli per misurare la temperatura ovunque: per entrare al supermercato, all’ingresso del proprio condominio, all’ingresso della metropolitana e del centro commerciale. Il limite è 37.3°. Se una persona risulta con una temperatura superiore, lo si comunica al centro medico più vicino e seguono le prassi di test per diagnosi/ricovero.

Non mi è permesso uscire di casa da mezzanotte alle 6 di mattina e non posso andare a trovare amici a casa loro. All’ingresso di ogni compound ci sono le guardie che controllano se sei residente nel condominio. I ristoranti non accettano clienti ai tavoli, rimangono aperti per ordini d’asporto.

Più che paura vorrei dire che c’è molta cautela, una buona dose di precauzione (sugli scaffali sono finiti i disinfettanti per le mani e le mascherine sono quasi introvabili) e collaborazione da parte dei cinesi. Come in ogni paese, anche qui ci sono le persone prese da paranoia che escono e mettono la mascherina anche al cane oppure si rinchiudono in casa senza nemmeno aprire le finestre.

Guardando al futuro sulla questione, in Cina c’è ottimismo oppure pessimismo? Qual è il sentimento più comune oltre alla speranza di lasciarsi tutto alle spalle?

In Cina al momento ci atteniamo a seguire le direttive del governo, ovviamente c’è tanta voglia di tornare alla normalità sia per le famiglie che per le aziende. Dai piani alti arrivano regole nuove ogni giorno per limitare la diffusione del virus e se dall’esterno sembra che stia diventando sempre più invivibile, in realtà i dati confermano l’efficacia delle implementazioni (a Suzhou non ci sono stati ulteriori casi confermati per tre giorni consecutivi).

I cinesi sono ottimisti e hanno fiducia nel proprio paese (basta pensare che sono riusciti a costruire un ospedale in 10 giorni) e c’è anche molta solidarietà da parte delle comunità cinesi all’estero. Sarà difficile ricominciare, ci vorrà tempo per tornare alla normalità. Si parla tanto della crescita economica cinese negli ultimi 70 anni, descrivendola come un miracolo. Per quelli che ci credono, vediamo di farne un altro.

Molte persone sono convinte che il numero dei contagi fornito dalla Cina sia “manipolato”. A me sembra un pregiudizio odioso, alimentato anche da un noto virologo italiano che ha scritto chiaramente di non credere ai dati forniti dal governo cinese, pur senza avere alcuna prova. Cosa ne pensi a riguardo?

In un momento di emergenza sanitaria mondiale (dichiarata ufficialmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il 30 gennaio 2020) non trovo il tempo per mettere in dubbio i dati forniti dalla Cina e non ho nemmeno le risorse per poterlo fare. Scegliamo con razionalità ciò a cui vogliamo credere. Ad ogni modo, se c’è una cosa che ho già detto e che continuerò a sottolineare: ricordiamoci che non si tratta solo di numeri ma di essere umani.

Il coronavirus in Italia

Perché pensi che un paese come l’Italia sia stato così coinvolto dal coronavirus? A me viene da pensare che forse invece di bloccare i voli da e per la Cina sarebbe stato meglio monitorare tutti i passeggeri in entrata. Anche perché volendo io ora potrei volare in Cina partendo da Parigi, tornare in Francia e da lì entrare in Italia…

Il governo italiano ha preso la decisione per una questione politica. Hanno annullato i voli diretti ma per qualche giorno si sono dimenticati di fare i controlli ai passeggeri che dalla Cina rientravano facendo scalo altrove. Come ex assistente di volo mi auguro che le compagnie aeree abbiano cancellato i voli per salvaguardare la vita del personale di bordo, a tal punto da mettere il fatturato in secondo piano.

Si leggono stime per cui il 35% della popolazione italiana sarebbe a rischio contagio. In Cina che numeri vi vengono forniti?

Il tasso di trasmissione (chiamato Ro o transmission rate) è una stima, non un numero certo né fisso. Il 23 gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato un Ro in Cina tra 1.4 e 2.5. Questo significa che da un contagio potrebbero generarsi fino a 2.5 contagi nuovi (2.5 non 25). Si tratta di una stima perché se si prendono le giuste precauzioni, questo Ro diminuisce. Se una persona già infetta va in mezzo a una folla, questo Ro aumenta.

Coronavirus: come avviene il contagio

Come si diffonde e come si contrae il virus? Quali sono i sintomi?

Il coronavirus si diffonde attraverso goccioline del respiro delle persone infette che possono essere presenti nell’aria, sulle superfici o attraverso un contatto diretto. Si tratta di un virus che attacca le vie respiratorie.

Il contagio può avvenire attraverso lo starnuto o la tosse di una persona infetta a voi vicino, oppure se per esempio toccate la maniglia della porta su cui si sono depositate queste goccioline infette e poi vi toccate il naso, la bocca o gli occhi.

State tranquilli, il contagio non avviene attraverso il cibo e non avviene toccando un pacco ordinato su Internet e spedito dalla Cina, lo conferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

I sintomi sono simili a quelli dell’influenza quindi febbre, tosse e difficoltà respiratorie.

Le precauzioni da prendere: mascherine, disinfettanti etc

Ora il coronavirus è arrivato anche in Italia, con centinaia di contagi e il primo decesso. Una delle domande più comuni è quindi: cosa si può fare concretamente per ridurre il rischio di contagio?

Ormai è un mese che dalla Cina condivido notizie e aggiornamenti sul mio profilo instagram ma repetita iuvant. Le precauzioni da prendere sono:

  • lavarsi frequentemente le mani con sapone o disinfettante;
  • evitare di toccarsi il naso, la bocca o gli occhi;
  • non partecipare ad eventi di gruppo ed evitare luoghi affollati.

È responsabilità di ciascuno di noi ridurre la diffusione del virus, ecco perché è il momento di collaborare tutti insieme lasciando da parte la politica e i conflitti d’interesse. Ricordiamoci che non dobbiamo avere paura di chi porta la mascherina perché il virus è invisibile all’occhio nudo.

L’allarmismo è inutile, non creiamolo e non diffondiamolo. Leggiamo le informazioni da fonti professionali e autorevoli come www.salute.gov.it e www.who.int. Se si presentano i sintomi, febbre, tosse, difficoltà respiratorie, non correte al pronto soccorso ma chiamate il numero di telefono 1500.

C’è un dibattito acceso sulle mascherine, sulla loro efficacia in particolare. Che tipo di mascherina è bene utilizzare? Se serve a qualcosa, ovviamente.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci sono due tipi di mascherine da utilizzare: modello N95 (in Europa è equivalente al FFP2) e la mascherina chirurgica monouso. Servono sia per proteggersi da persone attorno a noi, sia per proteggere chi è vicino a noi.

In Giappone quando una persona ha il raffreddore o l’influenza è abitudine indossare una mascherina come segno di rispetto per il prossimo. In Cina è comune metterla quando l’aria è molto inquinata, specialmente per chi va in bici o in motorino.

È importante indossare la mascherina in maniera corretta: coprendo il naso, la bocca e il mento. Se per esempio si portano gli occhiali, questi non devono appannarsi quando si respira attraverso la mascherina.

Tuttavia la mascherina da sola non basta, bisogna ricordare che il virus può temporaneamente depositarsi su superfici tipo le porte della metro, i pulsanti in ascensore, i tavoli dei ristoranti. Ecco perché è importante lavarsi bene le mani con il disinfettante.

In Italia e anche in altri paesi del mondo (me lo conferma la mia amica Daniela che lavora negli Stati Uniti per un’azienda di logistica) le mascherine sono state acquistate per essere spedite in Cina. Lo conferma il fatto che nelle città non si vedono tante persone che le indossano.

Quali sono altre precauzioni da prendere oltre alla mascherina?

  • Quando si esce bisogna evitare posti affollati (rari in questo periodo in Cina);
  • fare attenzione a dove si mettono le mani, in particolar modo cercare di non toccare il viso;
  • usare frequentemente disinfettante e lavarsi bene le mani con sapone antibatterico;
  • è molto importante mantenere uno stile di vita sano a partire dall’alimentazione e dall’esercizio fisico, per rafforzare il nostro sistema immunitario. Molte delle persone decedute, infatti, avevano già situazioni fisiche precarie prima di contrarre il virus e/o erano in là con gli anni.

Tutti i numeri e le statistiche sul coronavirus

Chi si informa solo attraverso i telegiornali potrebbe facilmente pensare a una epidemia che ucciderà milioni di persone. Ma basta andare sul sito ufficiale del ministero della salute italiano, ad esempio, per leggere che “raramente il virus risulta letale”. Potresti farci una panoramica aggiornata della diffusione in Cina e nel mondo?

Secondo l’ultimo aggiornamento delle ore 22.52 del 22 febbraio in Cina ci sono stati:

  • 76396 casi confermati;
  • totale morti: 2348 (2250 nell’Hubei)
  • totale guariti: 21.075.

Ricordo che la provincia dell’Hubei conta 60 milioni di abitanti e solo qui ci sono stati 63454 contagi.

Negli altri paesi ci sono al momento (esclusi i casi di persone guarite):

  • 415 casi in Corea
  • 96 casi in Giappone
  • 48 casi a Singapore
  • 23 casi in Iran (5 morti).

In Europa in totale ci sono 9 casi in Germania e 7 in Francia. In Italia la situazione è in continuo aggiornamento, attualmente siamo a 133 contagi e due morti. In Nord Europa 31 casi negli Stati Uniti e 6 in Canada. 6 casi in Australia e 1 caso in Egitto.

Il tasso di mortalità è attorno al 2,5% (calcolato con totale morti/totale casi confermati). Da tenere presente che ci sono 632 casi confermati sulla nave da crociera Diamond Princess, al momento ferma al porto di Yokohama, Giappone.

Qual è il tasso di sopravvivenza? Se ne parla poco, perché i morti fanno più notizia. In base alle informazioni che vi danno, le morti sono causate anche da uno stato di salute pregresso non ottimale o dall’età?

Il filosofo cinese  Lao Tzu disse “Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. Secondo i dati ufficiali aggiornati quotidianamente, ad oggi al mondo ci sono stati più di 21.000 guariti e circa 2300 morti, tra questi c’erano molte persone over 60, con malattie pregresse e con un sistema immunitario debole.

Coronavirus: è meglio partire o stare a casa?

Centinaia (o migliaia?) di italiani che si trovavano in Cina hanno deciso di tornare in Europa in fretta e furia. Hai notato una “fuga” dalla Cina? Tu hai mai pensato di tornare in Italia?

A fine gennaio alcuni miei amici italiani sono rientrati a casa perché c’era il capodanno cinese (è la festa nazionale più lunga e importante dell’anno) quindi si trattava di un viaggio già programmato. Non appena si è diffusa la notizia del Coronavirus i primi a decidere di tornare in Italia sono stati i genitori con bambini. Le scuole sarebbero cominciate non prima di marzo e le aziende a Suzhou avrebbero riaperto non prima del 10 febbraio.

Sento quotidianamente le mie amiche che non vedono l’ora di tornare alla vita quotidiana, che guardando i miei video su Youtube mi scrivono “quanto mi manca Suzhou!”. Sono famiglie che vivono qui da quasi dieci anni, ormai questa è diventata la loro seconda casa. Tornare in Italia per loro è stato come prendersi una pausa.

Se mi fossi trovata a Wuhan o a Hong Kong penso che sarei rientrata in Italia, da un lato perché è l’epicentro del virus e dall’altro per la concentrazione demografica. Vivendo a Suzhou mi sento più serena, non ho limiti per uscire di casa.

Molte persone che amano viaggiare hanno deciso di non viaggiare in Asia per il momento. C’è chi mi ha scritto dicendo di aver rinunciato a viaggi già pagati per la paura. Tu sei una viaggiatrice e ti ho conosciuta quando eri una hostess per una grande compagnia aerea. Cosa ti senti di dire a riguardo?

Alle persone che hanno prenotato un viaggio in Cina nel mese di marzo direi che hanno fatto bene a rinunciare, non per il rischio del coronavirus ma perché al momento tutte le attrazioni turistiche (la Muraglia Cinese, La Città Proibita, templi, Foresta di Pietra, etc..) sono chiuse ed è difficile prevedere una data di riapertura.

Detto questo, se andate sul sito della Farnesina leggerete che in Cina c’è ancora rischio di tubercolosi, epatite A e B. Tuttavia fino a prima del Coronavirus i turisti non sono mai mancati. Quando si viaggia bisogna prendere le giuste precauzioni, ed evitare di cadere nell’ipocondria.

Per quelli che invece hanno prenotato viaggi in Asia o nel Sud Est Asiatico, personalmente mi preoccuperei più per la dengue, molto comune in paesi come la Tailandia e trasmesso attraverso le zanzare. Ad ogni modo, prima di partire è sempre meglio informarsi bene senza farsi prendere dal panico.

C’è chi sostiene che viaggiare in aereo sia molto pericoloso quando si tratta di virus. In base alla tua esperienza di assistente di volo, cosa ne pensi? Ci sono precauzioni differenti per chi viaggia rispetto a chi sta a casa?

In casa propria non si corrono rischi. Le precauzioni da prendere fuori di casa e in viaggio sono le stesse, con la differenza che il numero di abitanti di un paesino può essere molto inferiore al numero di passeggeri che vanno e vengono in un aeroporto internazionale. Quindi bisogna stare attenti a dove si appoggiano le mani e lavarsele frequentemente con disinfettante.

Come ex hostess di volo vi assicuro che negli aerei moderni c’è un sistema di filtro dell’aria chiamato HEPA (high-efficiency particulate air) , in grado di filtrare l’aria ogni 3 minuti circa (50% con l’aria interna e 50% con l’aria fuori dall’aereo) quindi no, la possibilità di contagio non è molto più alta.

Passando qualche giorno in Italia, ho potuto notare che dalle battute si è passati velocemente a un boicottaggio di massa di negozi e ristoranti cinesi in Italia, come se il virus fosse parte della genetica delle persone di una certa nazionalità… una forma di razzismo che può nascere solo dall’ignoranza, che reputo una malattia più pericolosa del coronavirus. Da ragazza italo-cinese, cosa ne pensi di questa situazione?

Ho letto notizie e testimonianze di ciò che la comunità cinese in Italia ha dovuto subire a causa del coronavirus.  È stato come buttare altra legna su un falò di discriminazione già pre-esistente. Da una parte le persone che già avevano pregiudizi hanno trovato un altro motivo per sfogarsi, dimenticando la propria parte umana, quella capace di provare empatia e compassione.

Si sono dimenticati che condividiamo lo stesso pianeta e che la distanza geografica non significa nulla, perché il Made in China è ovunque, che sia scritto su un’etichetta o che sia nella componentistica del loro (nostro) smartphone. Le conseguenze economiche del coronavirus avranno un impatto non solo in Cina ma anche nel resto del mondo.

Non sono qui per parlare a chi non vuole ascoltare o per convincere chi è fermo sulle proprie certezze. I lettori di questo blog meraviglioso sono persone che amano attraversare confini, curiosi del mondo e interessati al diverso.

Insieme possiamo e dobbiamo condividere ciò che di positivo troviamo fuori dalla porta di casa, attraverso tutti i sistemi di comunicazione che abbiamo. E soprattutto diffondere la verità, perché quando la verità viene distorta da chi ci vuole fare solo soldi, tocca a chi la vive tutti i giorni raccontarla.

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