Impara a dire di sì alle nuove opportunità e inizierai a vivere davvero

Photo by Eirik Skarstein

Quando ero un bambino, Jim Carrey era il mio idolo perché il suo lavoro era quello di far ridere le persone. Crescendo, poi, ho imparato ad apprezzarlo per il suo desiderio di non accontentarsi di vivere un’esistenza superficiale: nonostante i milioni di dollari che ha sul conto in banca, il buon Jim si è dedicato all’introspezione e ha cercato di rispondere a domande scomode sul senso della vita.

Come avviene spesso quando si scava a fondo, Jim Carrey è cambiato. Dentro e fuori. Mentre moltissime persone lo indicavano come un individuo improvvisamente impazzito (nel modo di ragionare più comune, chi è ricco ma infelice è semplicemente pazzo o scemo), io ho osservato questa sua evoluzione con grande curiosità e stima nei suoi confronti.

Qualche mese fa, mentre ero a bordo di un bus notturno che sfrecciava attraverso la Malesia, mi sono un po’ emozionato guardando il suo recente documentario “The Geat Beyond” (“Il Grande Oltre“, il nome dice già molto) ma è stato riguardando i suoi vecchi film che ho capito quanto in realtà Jim Carrey (così come moltissimi altri attori comici) sia sempre stato una persona molto consapevole e incuriosita dagli aspetti più personali e spirituali della vita.

C’è un suo film che si chiama “Bugiardo Bugiardo” che fa obiettivamente un gran ridere, ma lancia anche un messaggio forte: essere se stessi è un processo di semplificazione necessario per essere davvero felici. E poi ce n’è un altro che ho trovato ancora più potente, sempre se guardato con occhi diversi da quelli di chi vuole solo svagarsi: “Yes Man“.

Yes Man: la storia di un uomo come tanti

“Yes Man” è il film che racconta la storia di Carl, un uomo che cade in una profonda insoddisfazione personale dopo il divorzio dalla moglie. Carl vive per inerzia, ogni giornata è uguale a tutte le altre e non trova alcun motivo per sorridere. Quando pensa al futuro, vede solo negatività. È pessimista, depresso e senza speranze.

Un giorno, però, decide di seguire il consiglio di un guru motivazionale: di fronte a ogni nuova opportunità dovrà obbligarsi a dire sempre dire di sì. All’inizio Carl pensa che sia una stupidaggine ma è talmente disperato che decide di provarci. Così, buttandosi verso l’ignoto, scopre che questo nuovo e assurdo modo di vivere lo porta sì ad affrontare situazioni pericolose ma anche entusiasmanti ed emozionanti.

Dicendo sempre di sì, Carl scopre cosa significa vivere davvero.

Cos’è la comfort zone?

Per molti “Yes Man” non è altro che un film comico ma in realtà si capisce che c’è un messaggio molto potente e profondo: la tua vita incomincia dove finisce la tua comfort zone.

La comfort zone è un’insieme di abitudini e sicurezze che ci costruiamo per vivere un’esistenza priva di preoccupazioni e pericoli. Il desiderio di avere una comfort zone è innato nella nostra natura, è un istinto animalesco che ci spinge a costruire situazioni di vita confortevoli e senza pericoli.

Per definire cos’è la comfort zone, si può dire che sia come la casa in cui siamo cresciuti: un luogo che conosciamo alla perfezione e all’interno del quale ci sentiamo sicuri.

Cosa c’è di male in tutto ciò? Teoricamente niente, anzi, nessuno può negare che sia una sensazione meravigliosa entrare in una casa calda, accogliente e piena di bei ricordi al termine di una giornata molto faticosa. Ma come scrivo anche nel mio libro “Le coordinate della felicità“, così non puoi evolverti. Puoi solo sprofondare in ciò che già conosci.

Non puoi crescere se vivi nella comfort zone di una vita sicura e scontata. La vera vita inizia là fuori
(tratto da “Le coordinate della felicità“)

I problemi arrivano quando la zona di confort non rappresenta un momento della nostra giornata, ma tutta la nostra vita. Quando le giornate diventano tutte maledettamente uguali, senza rischi e novità, allora la comfort zone inizia a stringere i suoi tentacoli su di noi, trasformandoci in individui grigi, senza sogni e obiettivi, depressi e sfiduciati.

Ci viene da pensare che la vita non abbia alcun senso, perché le situazioni che viviamo ogni giorno sono ripetitive e scontate. Tutto diventa prevedibile e abbiamo il totale controllo su ciò che accade intorno a noi, eppure non siamo felici.

Il film “Yes Man” spiega bene il perché: essere felici non significa sopravvivere, ma vivere.

Stai sopravvivendo, non vivendo

Carl, il protagonista di “Yes Man”, è proprio un uomo intrappolato nella sua comfort zone. Perché ha tutto (un lavoro, una casa, del tempo libero, degli amici) eppure è profondamente infelice. Non solo perché la moglie lo ha lasciato ma perché le sue giornate sono tutte maledettamente uguali.

Rischia forse la vita? No. Non riesce ad arrivare a fine mese? No. C’è il rischio che muoia di fame o di sete? No. Ha una malattia incurabile? No.

Dunque, qual è il problema? Semplice: sta sopravvivendo e non sta vivendo.

Sopravvivere significa svegliarsi al mattino e pensare solo ad arrivare a fine giornata senza intoppi e problemi.
Vivere significa svegliarsi al mattino e pensare che in quella giornata possa succedere qualcosa di epico e straordinario.

Sopravvivere vuol dire avere paura del diverso, del cambiamento, della novità. Vivere vuol dire essere fatalmente attratti da tutto ciò che è sconosciuto e nuovo.

Viaggiare significa essere uno “Yes Man”

La paura più grande, quella che alimenta tutte le altre, è la paura del cambiamento. Il nostro istinto di sopravvivenza genera questa paura perché nell’ignoto si celano, tra la altre cose, anche dei rischi.

La felicità, però, è spesso una questione di cambiamenti, e viaggiare può essere tante cose ma sicuramente è sinonimo di cambiamento. Lo dice anche un vecchio proverbio cinese: “la persona che torna da un viaggio non è mai la stessa che è partita“.

Per ricollegarci al film “Yes Man“, viaggiare è una terapia per uscire dalla comfort zone. Quando siamo in viaggio diventiamo un po’ tutti degli “Yes Man” perché ci viene incredibilmente facile dire di sì a nuove situazioni. A volte perché non abbiamo altra possibilità (se l’unico modo per attraversare un fiume in piena è salire su una barca mezza scassata, o lo facciamo o non andiamo da nessuna parte) ma spesso perché lo desideriamo, liberi come siamo dalle catene della comfort zone e dalle paranoie del nostro istinto di sopravvivenza.

Un perfetto sconosciuto ti chiede di condividere un taxi in viaggio? Yes!
Una coppia mai vista prima invita te e la tua ragazza a fare un trekking in mezzo al nulla in Cambogia? Yes!
Una simpatica signora ti offre un piatto tradizionale mentre vaghi per Kiev? Yes!
Una famiglia indiana ti invita a fermarti a cena a casa loro? Yes!

E questi sono solo i primi esempi che mi sono venuti in mente. Personalmente ricordo che poco dopo essere arrivato in Australia un perfetto sconosciuto mi invitò a dormire a casa sua. In Italia, dentro la mia comfort zone, non avrei mai e poi mai accettato, invece dall’altra parte del mondo dissi di sì.

Non rischiai la vita, ma al contrario trovai un caro e prezioso amico. Una persona meravigliosa di cui ho un ricordo nitido e bellissimo ancora oggi (ne parlo anche nel mio libro, nel capitolo “Se non ci aiutiamo tra di noi…“).

Smetti di sopravvivere e inizia a dire di sì

Viaggiare è come imporsi di dire sempre di sì. E proprio come succede al protagonista del film con Jim Carrey, dire di sì significa aprire le porte della propria vita a mille meravigliose opportunità che non avevi mai nemmeno immaginato. Certo, ci sono anche dei rischi e dei pericoli, ma sono solo una piccolissima percentuale di tutto ciò che può succederti.

Se ti senti intrappolato in un’esistenza triste e ripetitiva, se non sei soddisfatto della tua vita, non devi fare altro che iniziare a dire di sì. È il primo passo per capire cosa significa vivere a pieno e smettere di sopravvivere.

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