Ho scelto di vivere in camper, ho scelto di essere felice

IG @yari_ghidone

Su questo blog e nei miei due libri ho parlato spesso del valore delle scelte di vita alternative. D’altronde, si può davvero pensare che un solo modello di realizzazione personale sia valido per chiunque? Nel 2019 è ancora possibile credere che esista uno stile di vita oggettivamente “giusto”?

A me sembra che la risposta sia scontata: no, non esiste un libretto di istruzioni adatto a tutti. Per alcuni una buona vita si trova su un percorso tradizionale, fatto di una casa, un solo lavoro e una sola città in cui vivere per sempre. Per altri, invece, una buona vita è qualcosa di molto diverso.

È una vita nomade, basata sulla possibilità di svegliarsi ogni giorno con un orizzonte diverso. È una vita libera, nella quale essere consapevoli delle proprie scelte e protagonisti del proprio tempo.

Yari Ghidone appartiene alla sempre più nutrita schiera di persone che hanno scelto la seconda opzione. È un ragazzo di Torino che in una vita tradizionale non si sentiva a suo agio e allora ha deciso di trasferirsi a vivere in camper a tempo pieno. Con questa decisione non convenzionale, Yari ha trovato la sua dimensione.

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Quando un viaggio ti apre gli occhi e ti cambia la vita

“Sono sempre stato una persona un po’ particolare, solitaria e con un carattere difficile”, mi racconta Yari. “Nel 2014 feci un viaggio che cambiò radicalmente il mio modo di pensare e di vivere“.

Precisamente, cinque anni fa partì da Torino verso la Corsica, dove visse un’esperienza di viaggio che gli cambiò la vita.

“Dopo aver visto molte foto della Corsica decisi che non potevo aspettare di trovare la giusta compagnia per partire e così ad inizio aprile mi trovai al porto di Genova per prendere un traghetto con destinazione Bastia. Pochi giorni, solamente quattro, ma più che sufficienti per farmi capire quale fosse la direzione da prendere“.

Yari affrontò quel viaggio in modo molto spartano: la sua automobile per spostarsi e una tenda per dormire. Un viaggio minimalista, ma come racconto nel mio libro “Le coordinate della felicità“, a volte avere poco significa avere tutto.

“Una macchina, una tenda e uno zaino con tutto il necessario per vivere un’avventura incredibile”, ricorda Yari con un sorriso. “Insieme a me c’era solo il mio cane Cheriè, la mia inseparabile compagna di avventure! In quel viaggio capii che non c’era serata in discoteca che potesse essere anche solo minimamente paragonabile ad una serata davanti al fuoco sotto una splendida stellata a due passi dal mare o in un bosco in mezzo al nulla. Capii che dovevo continuare su quella strada”.

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Dall’automobile e la tenda al camper

Certi viaggi sono un’illuminazione e quell’avventura in Corsica aprì gli occhi a Yari. Fu l’inizio di un desiderio costante di esplorare, che si è concretizzato in altri 8 viaggi in Corsica e decine di viaggi in mezzo alle Alpi. Più viaggiava in automobile e tenda e più Yari si convinceva che fosse quella la vita “giusta” per lui. Un’esistenza in perenne movimento, avventurosa, basata sull’amore per la scoperta e la vita all’aria aperta.

Quando ti trovi di fronte a questo bivio, puoi fare due cose: fingere che tutto vada bene e continuare ad essere segretamente infelice, oppure rischiare e cambiare vita. Yari ha scelto la seconda opzione.

“In Corsica vedevo sempre van, dai classici T3/T4 ai più grandi su base Ducato”, ricorda oggi. “In quel periodo nella mia auto avevo tutto quello che serviva per essere autonomo, ma è normale che ci fossero molti meno comfort rispetto ad un veicolo attrezzato“.

In quel periodo, girovagando per la Corsica e osservando decine di vanlifers, Yari ha sviluppato una sana ossessione per queste piccole case su ruote. Una nuova passione in totale contrasto con l’insofferenza per la sua vita torinese.

“Nel frattempo quella dei van era diventata quasi un’ossessione e passavo le serate a guardare video, foto e a leggere racconti. Ero stufo di vivere in una casa a Torino e avevo bisogno di quel senso di libertà che purtroppo riuscivo a trovare poche settimane l’anno. La vita in città iniziava a risultarmi stretta: dover per forza dare delle giustificazione a qualcuno, non poter alzare il volume della radio senza dover discutere coi vicini, svegliarsi ogni mattina con il cielo grigio e i fastidiosi suoni della città. Nel 2016, finalmente, mi sono deciso a noleggiare un camper puro (un Ducato lungo 6 metri) e non mi è servito molto tempo per capire che era davvero possibile viverci all’interno. Da qual giorno sono passati pochi mesi e finalmente il 3 febbraio 2017 sono andato a ritirare il mio van su base Ducato L2H2, quindi un 540 cm di lunghezza. Un sogno che è diventato realtà. Da quel giorno ho iniziato a vivere su 4 ruote“.

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Vivere in camper: che mezzo scegliere?

Rispetto a un mezzo più grande (come un classico camper mansardato) Yari ha scelto un Ducato camperizzato. Una soluzione dettata dalla necessità di muoversi tanto e spesso.

“Per me era fondamentale avere un mezzo che mi permettesse agilità, visto che amo la sosta libera in luoghi immersi nella natura in montagna, in un bosco o davanti ad un lago. Preferisco avere un mezzo un po’ più piccolo e scomodo ma che mi permetta di arrivare quasi ovunque. Per questo motivo ho scelto un furgone camperizzato, un passo medio che è un buon compromesso tra comodità interna e agilità alla guida”.

“Da quando l’ho preso ho aggiunto decine di accessori, per “cucirmelo addosso” in base alle mie preferenze: tendalino, portabici, batterie servizi, pannelli solari, gomme maggiorate, sospensioni ad aria etc. Purtroppo non è un 4×4 ma avendo gomme tassellate e un buon rialzo si comporta piuttosto bene, bisogna sempre considerare che è un veicolo da più di 3 tonnellate”.

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Vivere in camper per due anni e mezzo

Sono passati due anni e mezzo da quando Yari ha ritirato il suo camper e da allora ha sempre vissuto on the road. Uno stile di vita che affascina molti per la libertà che comporta. Ovviamente presenta anche delle difficoltà, ma chi ama la vita avventurosa non le considera certamente degli ostacoli insormontabili.

“Vivere in un van significa tante cose: apprezzare una stellata in una valle lontana decine di km dalla città, un paesaggio isolato, un tramonto in riva al mare. Ma significa anche scaricare il wc, usare la poca acqua disponibile, spalare la neve davanti al mezzo in pieno inverno, avere spazi ristretti quando si è costretti a star chiusi all’interno quando piove…”

Eppure non esiste ostacolo in grado di sminuire la sensazione di totale libertà che regala la vita in camper.

“Il senso di libertà che riesco a provare quando mangio un piatto di pasta al tramonto oppure quando mi addormento guardando le stelle dal mio tetto a soffietto è impagabile. La libertà, però è qualcosa di molto soggettivo, quindi la mia non è la verità assoluta. So solo che vivere in questo modo mi fa stare bene e continuerò a farlo“.

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Dove viaggiare in camper in Europa

In base alla sua esperienza, un amante della vita on the road ha a disposizione molti luoghi meravigliosi da esplorare in Europa. La Vanlife non è certamente adatta solo alla California o all’Australia…

“Non posso dire di aver visto il mondo, ma in 2 anni e mezzo ho percorso quasi 100.000 km in Europa. Le Alpi al confine tra Piemonte e Francia sono molto belle, la Corsica non ne parliamo, in Norvegia si respira libertà ovunque, boschi infiniti e natura selvaggia. Anche il Centro Italia mi piace molto: gli Appennini hanno linee ben differenti dalle Alpi ma anche qui si trovano luoghi immersi nella natura dove poter campeggiare“.

“Per me l’aspetto fondamentale non sono i paesaggi in sé ma il mix tra natura e libertà che ho nel fare campeggio libero. Ci sono luoghi molto affascinanti dove però il campeggio libero è vietato, preferisco quindi luoghi meno belli dal punto di vista paesaggistico dove però posso aprire il tendalino e fare una bella grigliata in buona compagnia. Ovviamente il tutto lasciando il luogo ancora più pulito di come lo si è trovato, infatti mi capita spesso di raccogliere schifezze lasciate in giro da maleducati passati prima di me…”

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“Ho scelto di vivere in camper, sono felice e lo rifarei mille volte”

Yari vive in camper da oltre 750 giorni. All’inizio aveva un lavoro da dipendente (commesso in un negozio di fumetti), ora ha invece deciso di provare la strada della fotografia e del videomaking.

“Ora non lavoro più nel negozio di fumetti e il mio obiettivo è quello di diventare un fotografo nel settore dei camper e dei viaggi, per questo motivo durante l’arco della giornata passo diverse ore a montare video al pc o editare foto. Se non devo spostarmi per lavoro cerco di rimanere stabile più giorni nella stessa zona per diminuire i consumi di gasolio, tanto i pannelli solari mi permettono un’ottima autonomia e mi sposto dopo 2/3 giorni per ricaricare l’acqua. Cerco anche di ricavarmi i miei spazi per una bella grigliata in compagnia, soprattutto durante la stagione estiva”.

E a tutti coloro che sognano di vivere liberi e felici su una casa su ruote, Yari ha un consiglio: se sentite questo stile di vita alternativo come “vostro”, fregatevene del giudizio altrui e buttatevi. Anche se avete un lavoro fisso che volete mantenere: vivere in camper e condurre una vita lavorativa normale è assolutamente possibile.

Per la maggior parte delle persone sembra quasi sia impossibile vivere in camper avendo un lavoro fisso in città. Io ho fatto combaciare questi due aspetti per un anno e mezzo e penso sia assolutamente possibile, quindi, se questo è il vostro più grande desiderio, non fermatevi, anche se avete un lavoro fisso. Già il fatto di svegliarsi in un bosco a pochi km dalla città è un vantaggio non da poco. Certo, ci sono città in cui questo viene più facile e Torino sotto questo punto di vista è ottima”.

“Dovrete però essere disposti a scendere a compromessi: il vostro armadio, il vostro frigo, il vostro bagno e il vostro divano saranno dimezzati ma i benefici che si possono avere vivendo su una casa a 4 ruote sono impagabili. Io vivo in van da più di 2 anni ed è una scelta che mi rende felice e rifarei altre mille volte ancora… certo, vivere in camper, in Italia, è ancora qualcosa di abbastanza “anomalo” e i pregiudizi sono all’ordine del giorno.  Ma voi chiedetevi questo: state bene? Siete felici? Se la risposta è sì, allora il resto non deve importarvi”.

“Io posso solo augurarvi di realizzare i vostri sogni. E full gas, sempre“.

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